Viktor Orban dice no al multiculturalismo: “L’Ungheria ha bisogno di bambini ungheresi, non di migranti”




Di Chiara Soldani – Budapest, 16 mar – “Frangar non flectar”, anzi: Viktor Orban né si piega e né si spezza di fronte alle minacce dell’Ue e alla schiera di oppositori da che sempre gli fanno guerra. Una guerra inutile, patetica: il primo ministro ungherese non cede di un millimetro e porta avanti le istanze in favore del proprio Paese.

“L’Ungheria ha diritto di difendere i suoi confini”


Ad avvalorare ciò, ribadendo passaggi fondamentali della propria costituzione, è lo stesso Orban in un’intervista rilasciata a cnsnews.com: “l’Ungheria ha radici cristiane. Qui non c’è posto per il multiculturalismo  – esordisce perentorio – un bambino ha il diritto di avere una madre e un padre, la nostra nazione ha il diritto di difendere i suoi confini – che sono anche i confini dell’Unione europea”.

Il primo ministro non parla solo di “minaccia islamista”, ma affronta anche il tema della famiglia e del preoccupante calo demografico che l’Unione Europea  intende “risolvere” riaprendo le porte ai migranti: per la serie “sostituzione etnica in corso”. Un piano machiavellico ulteriormente smascherato dalla campagna denigratoria avviata da Orban e i suoi: “Hai anche il diritto di sapere cosa sta progettando Bruxelles” è uno slogan che ben poco lascia all’immaginazione.

Bambini ungheresi, non immigrati

Soros e Juncker, i nemici supremi: specie il primo, che è considerato “un complice della migrazione illegale in Europa”. Ma con buona pace dei nemici, il governo ungherese prosegue con le sue politiche volte alla salvaguardia e crescita della sola famiglia possibile: quella orgogliosamente tradizionale.

“Il numero di bambini in Europa sta diminuendo – prosegue – la migrazione è la risposta dell’Occidente a questa catastrofe, loro vogliono invitare quanti più migranti quanti sono i figli che sarebbero potuti nascere in modo che le cifre coincidano. Noi ungheresi abbiamo una mentalità diversa: abbiamo bisogno di bambini ungheresi invece di migranti, la migrazione nel nostro caso significa capitolazione”.

Parole indigeste per Juncker, che sogna un Viktor Orban totalmente escluso dal PPE: “Non abbiamo nulla in comune con il signor Orban, perché dovrebbe rimanere nel mio gruppo e sedersi al nostro tavolo di famiglia se rifiuta tutto ciò che io sostengo? Credo che non abbia alcun posto nel PPE”, ha dichiarato il presidente della commissione europea. Notizia di poche ore fa è la “lettera di scuse” (più di forma che di sostanza), indirizzata al presidente del PPE Joseph Daul: il premier magiaro ritratta l’appellativo di “utili idioti” utilizzato in un’intervista rilasciata al quotidiano tedesco Die Welt am Sonntag, in riferimento all’area del PPE che ne aveva caldeggiato la cacciata dal partito.

Ma come si sa “verba volant facta manent”: e i manifesti anti Soros e Juncker, gli spot contro l’UE e le sue politiche folli ed agli antipodi rispetto alle vedute di Viktor Orban, proseguono imperterriti. Insomma, il premier non indietreggia, forte del supporto dei suoi uomini. Come Zsolt Semjen, vice primo ministro, che torna sul tema natalità e calo demografico: “Cos’altro dovrebbe desiderare l’Ungheria se non la nascita di bambini ungheresi?“. L’Ungheria guidata da Orban, ribadisce parole avvalorate dai fatti: con buona pace di Soros, Juncker, adepti fedeli e miserabili lacchè.

Di Chiara Soldani

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