“Vi staneremo, vi daremo la caccia anche nei cessi”: così Putin sconfisse il terrorismo islamico. Altro che gli smidollati occidentali


Di Lorenzo Berti – (…) Il periodo post-sovietico si contraddistingue per la volontà di riconciliazione nei rapporti tra Stato, cittadinanza e religione. Ma a frenare questo processo negli anni ’90 arriva il terrorismo islamico. Le spinte secessioniste della Cecenia causarono l’intervento dell’esercito russo con lo scopo di ristabilire l’ordine. L’11 dicembre del 1994 le forze armate russe lanciarono un attacco missilistico su Groznyj, la più importante città cecena. L’allora ministro degli Esteri proclamò che sarebbe stata una guerra lampo e si sarebbe conclusa prima del 20 dicembre. In realtà la Russia si trovava in pieno caos post-sovietico e nonostante la superiorità di uomini e mezzi le forze regolari dell’esercito non riuscirono ad avere la meglio sui guerriglieri ceceni, molto più motivati e agevolati dalla conoscenza di un territorio quasi interamente montuoso. Il conflitto si chiuse nell’agosto del 1996 con la firma del cosiddetto “Accordo di Chasav-Jurt” che di fatto riconosceva l’indipendenza della cosiddetta Repubblica Cecena di Ichkeria.

Ma i problemi di Mosca con l’estremismo islamico erano solo all’inizio. La vittoria in Cecenia aveva galvanizzato i musulmani del Caucaso, forti anche del sostegno economico dell’Arabia Saudita, il cui obiettivo diventava quello di formare un’unica nazione islamica in tutto il Caucaso Settentrionale. Così cominciarono gli attentanti in Daghestan contro obiettivi militari russi e nel settembre del 1999 un contingente di oltre 1400 miliziani islamici arrivò dalla Cecenia con lo scopo di sostenere militarmente i separatisti locali. In contemporanea si aprì anche la stagione degli attentati terroristici nel cuore della Russia, da Mosca a Volgodonsk, che causarono circa 300 morti ed oltre mille feriti, tutti civili.

Così Putin ha riportato l’ordine

La risposta del neo primo ministro Vladimir Putin fu durissima. “Vi staneremo, vi daremo la caccia anche nei vostri cessi”, la famosa frase rivolta ai terroristi. E così fu. Al termine di un conflitto lungo, cruento e sanguinoso, con quasi 100mila morti e numerose violazioni delle leggi di guerra, l’esercito russo ristabilì il proprio controllo su tutto il territorio ceceno. Fondamentale per la vittoria russa fu anche la frammentazione del fronte indipendentista. All’inizio del conflitto il Gran Muftì ceceno Akhmat Kadyrov, che aveva combattuto nella prima guerra, decise di cambiare schieramento, seguito dal suo esercito personale di circa 5000 uomini. La sua motivazione era la sempre più forte e preponderante presenza di seguaci della dottrina wahabita proveniente da paesi esteri che avevano ormai trasformato il conflitto per l’indipendenza della Cecenia in una guerra di religione in nome dell’islam più fanatico.

Nel 2003 Kadyrov diviene presidente della regione cecena tornata fedele a Mosca. Sette mesi dopo viene ucciso in un attentato terroristico organizzato da ribelli separatisti ed è sostituto come presidente dal figlio Ramzan. A tutt’oggi è lui il leader incontrastato della Repubblica di Cecenia, in virtù anche del suo stretto rapporto con Vladimir Putin. L’aver trasformato una polveriera come la Cecenia in una regione tra le più fedeli al suo governo rappresenta il primo e sicuramente uno dei più grandi successi in politica interna di Putin. (…)

Lorenzo Berti

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