“Vi rubo le pistole e vi sparo come a Trieste!”: la follia di un 18enne in questura a Mestre. È già libero

Da Il Gazzettino – MESTRE – Un 18enne accusato di rapina ha dato in escandescenze nella Questura di Mestre, arrivando ad urlare agli agenti: «Vi rubo le pistole e vi sparo come a Trieste!».


I FATTI – LA RAPINA
Mercoledì 20 novembre un ragazzo di 16 anni si è presentato in lacrime negli Uffici della Sezione di Polizia Ferroviaria di Mestre ed in evidente stato di agitazione ha riferito agli agenti di aver subito il furto di una modica somma di denaro in contanti. Un cittadino straniero, in compagnia di una ragazza molto giovane, lo aveva, infatti, avvicinato per sottrargli una banconota da 20 euro e minacciato che gli avrebbe tagliato la gola se avesse fatto resistenza. Dopo essersi impossessato dei soldi, il ladro non ha comunque esitato a prendere a calci la vittima.

IL TENTATIVO DI FUGA
Sulla base delle descrizioni fornite, gli Agenti di Polizia sono stati in grado di rintracciare il responsabile dell’aggressione nei pressi della stazione ferroviaria, mentre si allontanava e cercava di confondersi tra i passanti: un tunisino di 18 anni, con precedenti penali specifici e già condannato per un episodio simile nel mese di luglio.

FOLLI FRASI IN QUESTURA
L’aggressore, accompagnato negli uffici Polfer, ha presentato sin dai primi momenti segni di insofferenza al controllo, poi sfociati in veri e propri atti di danneggiamento di una porta della sala d’attesa e degli arredi dell’ufficio, e di minacce di ogni genere contro agli operatori di Polizia. Il giovane, tratto in arresto, è stato condotto presso le camere di sicurezza della Questura di Venezia dove ha continuato con il suo atteggiamento violento contro gli Agenti, urlando: “Se entrate vi rubo le pistole e vi sparo come ha fatto il colombiano di Trieste!” e provocandosi anche ferite sul corpo.

CONDANNA E PENA SOSPESA
Ieri il giudizio per direttissima che ha visto il giovane condannato a due anni di reclusione con pena sospesa ed obbligo di firma. La ragazza, invece, che era in compagnia del tunisino, ha prima dichiarato di avere 16 anni, poi grazie al dialogo che gli operatori sono riusciti ad instaurare, ha rivelato di avere solo 12 anni e di vivere a Padova. Rintracciati i familiari, una volta giunti in ufficio, sono stati informati dell’accaduto e della responsabilità genitoriale che incombe nei loro riguardi.

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