Verbali Cts, Salvini zittisce Speranza: “Non rispondere a me ma ai parenti dei morti, ai medici e agli italiani”





 – Continua lo scontro tra Matteo Salvini e Roberto Speranza, in merito ai verbali desecretati del Comitato tecnico scientifico riguardanti l’emergenza sanitaria legata al coronavirus. “È normale che il ministro della Salute non abbia dato mezza risposta se non gli insulti a Salvini…faccio delle domande composte sul Corriere della Sera sui documenti del Cts e sono un piccolo uomo? Speranza non rispondere a Salvini, rispondi ai parenti delle vittime, ai medici, agli italiani.

A domande che riguardano la vita e la morte un governo che non risponde non è serio”, ha dichiarato in modo molto polemico il leader della Lega ai microfoni di “Start” su SkyTg24.


La richiesta di spiegazioni

Il riferimento fatto da Salvini riguarda la dura risposta di Speranza alla lettera inviata al Corriere della Sera dall’ex ministro dell’Interno. Nella missiva il leader della Lega aveva accusato il governo di avere nascosto i documenti degli esperti, escludendo le opposizioni e i presidenti di Regione. “Il presidente del Consiglio si è preso l’enorme responsabilità di non condividere le informazioni”, ha scritto Salvini. “A Palazzo Chigi avevano elementi allarmanti sulle conseguenze del Covid nel nostro Paese, ma il presidente del Consiglio si è preso l’enorme responsabilità di non condividere ufficialmente le informazioni nemmeno con i presidenti di Regione”, ha sottolineato il leader della Lega. Quest’ultimo ha, poi, ricordato quanto è accaduto nel nostro Paese: “Sappiamo com’ è finita: drammatiche carenze di guanti, camici, mascherine e respiratori che in fase di emergenza era compito del governo centrale reperire, non delle singole Regioni”.

Il leghista ha, poi, sottolineato che il governo non ha “proferito parola sullo studio segreto, non una giustificazione, una replica”. “Gli ultimi verbali desecretati svelano- ha aggiunto- una serie di errori e raccontano i furibondi litigi tra gli esperti e il commissario Domenico Arcuri, che nonostante i troppi ritardi e svarioni è stato scelto per affrontare il tema della riapertura delle scuole affiancando un ministro palesemente inadeguato come Lucia Azzolina”. “Il governo non può più tacere: chiederemo di riferire in Parlamento”, ha chiesto Salvini che ha chiesto perché l’esecutivo, che aveva uno studio riservato sugli effetti del virus, “non ha condiviso l’informazione con altri interlocutori istituzionali? Perché non ha reperito subito mascherine, camici e respiratori, ma anzi ne ha spedite tonnellate in Cina? Perché ha ignorato i suggerimenti del Cts sulle zone rosse? Perché, il 21 febbraio, il premier dichiarava è tutto sotto controllo?”.

L’atto di accusa si conclude con la richiesta di spiegazioni davanti a Camera e Senato. “Il governo deve spiegare, davanti al Parlamento e a tutto il Paese, perché ha taciuto i rischi del virus e ha affrontato l’emergenza con drammatica superficialità. Lo deve agli italiani, a chi ha sofferto, a chi non c’è più, alle loro famiglie”, è l’invito di Salvini.

La replica di Speranza

L’attacco non è stato preso bene dal ministro Speranza. Il membro dell’esecutivo, in modo piuttosto brusco, aveva subito replicato lanciando un pesante affondo contro l’ex vice-premier del governo Conte I arrivando a definirlo un “leader piccolo che mette dinanzi gli interessi di parte rispetto a quelli del Paese”. Il ministro della Salute ha provato anche a smentire del tutto la ricostruzione del leader della Lega: “Lo studio del Cts, a me, alla metà di febbraio, è stato presentato dal delegato delle regioni. Questo studio è stato fatto dal Cts e dentro il Cts c’è una rappresentanza delle regioni”. Un passaggio decisamente velenoso perché, ha sottolineato Speranza, “la persona che me lo ha presentato è un esponente della principale regione del nostro Paese in termini di abitanti che, come è noto, non appartiene alle forze che sostengono il nostro governo”. Ciò, in sostanza, indica che le Regioni le opposizioni erano informate. La diffusione pubblica è stata invece evitata su decisione dello stesso Cts. “La secretazione è stata una scelta del Cts perché si trattava di un documento con ipotesi molto variegate. Si è scelta la riservatezza per non diffondere l’allarme, per un verso, ma anche perché il range di ipotesi al vaglio era molto ampio”, ha spiegato il ministro.

Quindi l’attacco diretto al leader leghista: “La lettera di Salvini è sbagliata perché divide l’Italia e dà l’idea di un leader piccolo che mette dinanzi gli interessi di parte rispetto a quelli del Paese”. Altro che “superficialità”, come dice Salvini, “il governo ha fatto sempre valere la linea della tutela della salute. Abbiamo deciso sin dall’inizio che si poteva pagare un prezzo dal punto di vista economico e di relazione, ma bisognava mettere in primo piano l’aspetto sanitario”.

Il round finale

Scontro finito? No, perché questa mattina ecco la controreplica di Salvini ai microfoni di Start su Sky Tg24. “Il Ministro della Salute Speranza non dovrebbe rispondere a me che sono brutto e razzista, ma ai medici e ai parenti delle vittime del coronavirus. È normale che il ministro della Salute non abbia dato mezza risposta se non gli insulti a me? Io ci sono abituato. Il ministro della Scuola mi dà del troglodita, Fornero del gaglioffo: io faccio delle domande educate e divento un piccolo uomo”. Il leader della Lega afferma che non avrebbe mai accettato nessun segreto di Stato perché “un governo non può scappare da domande che riguardano la vita e la morte. Non avrei accettato a meno che non avessi la coscienza sporca”. “Ci sono valori- ha proseguito- che non sono di destra o di sinistra: scuola e salute sono di tutti. Ho chiesto, a nome dei parenti delle 35mila vittime di questo virus, che si desecretino i documenti. Se è vero che il Cts chiese le zone rosse a Bergamo e il governo non lo fece io voglio capire e chiedo che italiani sappiano”. La tensione politica sale. Possibile una ulteriore risposta di Speranza. Il tutto mentre il premier Giuseppe Conte, almeno per il momento, pare orientato a tenersi lontano dalle polemiche.

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