Ungheria, il premier Orban vieta per legge la promozione dell’omosessualità e della pornografia ai minori


Di Alessandro Della Guglia – Roma, 15 giu – Vietata la “promozione” dell’omosessualità e della pornografia ai minori. E’ quanto deciso dall’Ungheria, che ha approvato un’apposita legge sostenuta dal partito del primo ministro Viktor Orban. La legge è passata con ben 157 voti a favore e un solo contrario.Ma cosa prevede esattamente? Secondo il governo magiaro serve a proteggere i minori da messaggi giudicati inaccettabili.

Ungheria, la legge che vieta la promozione dell’omosessualità (e non solo) ai minori

“Al fine di garantire la protezione dei diritti dei bambini, la pornografia e i contenuti che raffigurano la sessualità fine a se stessa o che promuovono la deviazione dall’identità di genere, il cambiamento di genere e l’omosessualità non devono essere messi a disposizione delle persone di età inferiore ai diciotto anni”, si legge nel testo della legge. Di conseguenza, stando sempre a quanto previsto dal testo legislativo, le lezioni di educazione sessuale “non dovrebbero essere finalizzate a promuovere la segregazione di genere, il cambiamento di genere o l’omosessualità”.

Le proteste Lgbt

La decisione del Parlamento di Budapest, come prevedibile, non è piaciuta affatto alla comunità Lgbt, perché a loro dire “limita gravemente” la libertà di espressione e pure i diritti dei bambini. C’è poi chi ha provato a scongiurare in ogni modo l’approvazione della legge in questione. E’ il caso di Dunja Mijatovic, commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa, che si era rivolta ai deputati ungheresi chiedendo loro di non votare a favore della nuova normativa. Secondo Mijatovic era necessario “restare vigili dinanzi a simili iniziative per l’approvazione di misure che limitano i diritti umani o stigmatizzano membri della società”. Già lo scorso gennaio il governo di Orban aveva ordinato a un editore di inserire un “disclaimer” per i contenuti giudicati troppo a tema Lgbt. Ovvero per tutti quelli che contengono “comportamenti non coerenti con i ruoli di genere tradizionali“.

Alessandro Della Guglia

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