Una famiglia su due non si fida del vaccino ai bambini nonostante l’ok dell’Ema: il governo spera nei pediatri





Da Il Giornale – I pediatri hanno meno di un mese per spiegare alle famiglie quanto sia importante vaccinare i bambini. Ieri l’Ema ha dato il via libera per la fascia fra i 5 e gli 11 anni e dal 20 dicembre cominceranno le somministrazioni delle due mini dosi (un terzo di quelle degli adulti), a distanza di 21 giorni l’una dall’altra. «La nostra speranza – spiega Rino Agostiniani, vice presidente della società italiana dei pediatri – è raggiungere il 70% dei 3,6 milioni di bambini, almeno con la prima dose, entro marzo. Se fosse la stessa percentuale entro giugno non sarebbe affatto un successo».

In base a un’indagine dell’istituto Piepoli, solo il 54% dei genitori sembra propenso a far vaccinare i figli under 12. Ci sono quindi quasi 2 milioni di famiglie da convincere. Da spazzare via ci sono i dubbi legittimi delle mamme – spesso risolvibili con le risposte del pediatra di fiducia – e quelli insinuati dalle fake news che circolano sui social. «Tra le bufale peggiori che stiamo correggendo parlando con le famiglie – spiega Agostiniani – c’è la falsa credenza che il vaccino modifichi il Dna. Per di più in molti credono che il boom di bronchioliti di questo periodo tra i bambini più piccoli sia dovuto alla vaccinazione fatta dalla mamma in gravidanza. Invece molti neonati si ammalano di Covid perché lo hanno contratto dalla madre non vaccinata durante la gestazione».


Dopo salute e tutela della scuola in presenza, la leva che i pediatri muoveranno per far capire alle famiglie l’importanza del vaccino è l’«effetto veicolo» dei bambini. «Proteggendo loro – spiegano – riusciamo ad evitare che il virus torni in famiglia, mettendo al sicuro i nonni e le persone fragili. Questo non vuol dire sacrificare i bambini per un beneficio altrui: vuol dire proteggere sia loro sia le persone che hanno attorno. E penso che questo sia un argomento che stia a cuore a tutti».

Fondamentale, secondo il virologo Fabrizio Pregliasco, docente dell’università Statale di Milano, è spiegare che in ballo c’è un vaccino sicuro. «La variante Delta può creare qualche problema anche ai bambini. Sicuramente niente rispetto a quello che è il rischio per i loro nonni – ammette Pregliasco – ma l’alternativa è tra infezione e vaccinazione. È una roulette russa, naturalmente per loro con più colpi vuoti nel tamburo rispetto a un anziano. Il vaccino agli under 12 è un elemento che in questa fase epidemiologica ha un senso per ridurre la diffusione del contagio in questo gruppo di giovanissimi che sono circa il 10% della popolazione e garantire una vita sociale e scolastica serena e in presenza».

Gli stessi esperti di Ema scrivono che gli effetti indesiderati sono «lievi e simili a quelli riscontrati nelle persone di età pari o superiore a 12 anni e includono il dolore al braccio dell’iniezione, stanchezza, mal di testa, arrossamento e gonfiore al sito di iniezione, dolore muscolare e brividi». Un po’ di dubbi sulla data di avvio delle iniezioni ai bambini vengono sollevati dal pediatra Italo Farnetani, che vorrebbe iniziare da subito dopo l’ok di Aifa, senza aspettare il 20 dicembre. «Cominciare così tardi – sostiene il medico – significa che, con le feste natalizie nel mezzo, le vaccinazioni dei bambini partiranno davvero solo abbondantemente dopo la Befana.

E questo non va bene». Piuttosto che aspettare le baby dosi, Farnetani suggerisce provocatoriamente di usare un terzo delle dosi degli adulti. «È meglio sprecare un po’ di dosi, usandone un terzo per coprire i bambini, rispetto a far correre loro il rischio di un altro mese e mezzo senza copertura vaccinale. Il rapporto costo-benefici di un’operazione simile sarebbe positivo. Si vada subito nelle scuole a somministrare i vaccini e si creino punti vaccinali anche nei supermercati e nei centri commerciali, in luoghi facilmente accessibili. Rimandare la vaccinazione non significa prorogare una scadenza ma esporre a un rischio i bambini piccoli».

Leggi la notizia su Il Giornale