Un altro governo abusivo anti-italiano con dentro M5S, PD e Forza Italia: il piano del Colle per far fuori Salvini




Di Alberto Maggi – Ormai non sembra più una questione di se ci sarà la crisi di governo, bensì di quando ci sarà. Il vice-segretario della Lega Andrea Crippa lo ha detto senza mezzi termini in un’intervista ad Affaritaliani.it: “Stanno preparando l’ammucchiata contro di noi. Mattarella farà di tutto per non andare alle elezioni e per non avere un Parlamento con due terzi di leghisti“. E infatti, mentre il governo ormai litiga su tutto (e oggi si è aggiunta pure la riforma della giustizia eleborata dal ministro Bonafede ai fronti già aperti ovvero: Tav, autonomia regionale, Decreto Sicurezza bis, riduzione delle tasse e atteggiamento con l’Unione europea), in Transatlantico si ragiona soprattutto sugli scenari post governo M5S-Lega.

A farsi strada tra i deputati di maggioranza e di opposizione è il forte convincimento che il presidente della Repubblica (Crippa docet) non scioglierà le Camere in caso di crisi, quantomeno non prima di aver fatto ogni tentativo possibile per trovare un’altra maggioranza in Parlamento e scongiurare così il ritorno alle urne in autunno. Ovviamente la Lega, che nei sondaggi ha raggiunto il 38% (fonte Swg), punterebbe dritta al voto denunciando l’eventuale inciucio anti-Salvini. Sulla stessa lunghezza d’onda Fratelli d’Italia, con Giorgia Meloni che ha come obiettivo proprio le elezioni anticipate per dar vita a un esecutivo sovranista.

Ufficialmente il Movimento 5 Stelle ha sempre detto che dopo questo governo ci sono solo le urne, ma con i sondaggi che danno i pentastellati intorno al 17% (rispetto a quasi il 33 del 4 marzo 2018) almeno la metà dei parlamentari grillini è sicura di non tornare in Parlamento e, quindi, in molti potrebbero essere interessati a ipotesi alternative pur di prolungare la legislatura. Non solo, difficilmente Luigi Di Maio rinuncerebbe alle battaglie storiche del M5S come la riduzione del numero dei parlamentari, l’acqua pubblica, il salario minimo e il reddito di cittadinanza (da confermare). Da qui i rumor insistenti che rimbalzano da Montecitorio a Palazzo Madama che descrivono come altamente probabile la possibilità di un Conte-bis con l’uscita della Lega dalla maggioranza e l’ingresso del Partito Democratico e di una fetta di Forza Italia.

Il nodo chiave è Matteo Renzi. L’ex premier è sempre stato un acerrimo nemico dei pentastellati escludendo qualsiasi tipo di collaborazione con Di Maio e i suoi. Ma di fronte all’emergenza nazionale, al rischio di consegnare il Paese a Salvini e alla Meloni, al pressing del Quirinale e dell’Unione europea per non mettere a rischio i conti pubblici, il senatore di Scandicci potrebbe alla fine mettere da parte la guerra contro i grillini e assecondare l’eventuale, possibile, forse probabile, ok di Nicola Zingaretti a un governo di emergenza con Conte presidente del Consiglio.

L’incubo sondaggi riguarda anche Forza Italia, se si torna al voto il rischio per gli azzurri è quello di un tracollo dal 14 al 6% che, tradotto in numeri, vuol dire che più della metà dei parlamentari uscenti resterebbero fuori. Ed ecco che quella fetta più centrista di Forza Italia (si parla di una trentina di deputati e di circa 15 senatori), sicuramente quella che non si riconosce in Giovanni Toti, potrebbe appoggiare il Conte-bis per senso di responsabilità e per fermare la deriva salviniana. Sulla carta i numeri si potrebbero trovare, anche se il timore è quello di fare un regalo alla Lega che andando all’opposizione potrebbe addirittura superare il 40%.

Tra i ministri, stando ai rumor che circolano in Parlamento, ci sarebbe sicuramente la conferma di Giovanni Tria all’Economia (sostenuto dal Colle e con buoni rapporti a Bruxelles) e di Enzo Moavero Milanesi agli Esteri. Di Maio resterebbe vicepremier e ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro e ci sarebbe anche la conferma di altri pentastellati come Elisabetta Trenta (Difesa) e Alfonso Bonafede (Giustizia). Sicuramente il Pd chiederebbe la testa di Danilo Toninelli, Trasporti e Infrastrutture. Un sacrificio che si potrebbe anche fare per evitare le urne e l’opposizione per cinque anni.

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