Tutte le balle di sinistra, radical chic e Chiesa affarista sul Dl Sicurezza bis: così vogliono difendere il business





 – “Il decreto Sicurezza bis di Matteo Salvini è incostituzionale”. Da sinistra si è levata questa voce, che poi si è fatta coro, per attaccare la nuova legge contro l’immigrazione clandestina e il suo stesso ideatore, il ministro dell’Interno. Sinistra, Ong (messe nel mirino dal nuovo decreto) e pure uomini di Chiesa si sono stracciati le vesti, dicendo che il provvedimento tanto caro al leader della Lega viola carta costituzionale e considera un reato il salvataggio dei profughi in mare. Ma non è così.


Semplicemente, multa i trafficanti di esseri umani che mercanteggiano sulle vite e le speranze di disperati, senza cancellare le sacre leggi del mare. E senza, appunto, andare contro la Costituzione italiana. Quindi, non è vero – come invece sostenuto da molti detrattori del responsabile del Viminale che – chi salva i migranti in acqua compie un reato e finisce in carcere, che il diritto di asilo politico è stato azzerato e che (viste le misure adottate anche in materia di ordine pubblico) chi dissente durante le manifestazioni pubbliche viene arrestato e portato in prigione. No, niente di tutto questo, se non che sono in arrivo pene più severe per chi scende in piazza con caschi, fumogeni e oggetti per offendere, per chi minaccia un agente o per chi compie disordini o saccheggi. Il tutto dando più poteri alle forze dell’ordine.

Insomma, tutte balle. Balle raccontate à gogo per andare contro la seconda versione del decreto Sicurezza, inviso alla sinistra ed altri perché legge che concretizza nella realtà il pugno di ferro del vicepremier leghista contro il business dell’immigrazione clandestina.

E nel coro anti dl Sicurezza e anti-Salvini, come detto – e come scrive LaVerità – troviamo la Conferenza episcopale italiana, don Ciotti e poi tutto il mondo della sinistra: Arci, Pietro Grasso, Roberto Speranza, Laura Boldrini, Nicola Zingaretti e Nicola Fratoianni. Tutti accumunati dal dar contro alla legge di fresca approvazione, senza però avere l’accortezza di entrarci nel merito e criticarla, almeno, con maggiore cognizione di causa.

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