Trump mantiene la promessa, firmata la stretta sui social media: “Sono un monopolio con potere incontrollato”


Di Cristina Gauri – Washington, 29 mag – Diventa realtà la stretta sui social minacciata da Donald Trump dopo la polemica con Twitter, accusata di essere un monopolio e fare politica contro i conservatori. Il presidente americano ha firmato l’ordine esecutivo che dà delega alle autorità di modificare la sezione 230 del Communications Decency Act, una legge del 1996 che prevede la non responsabilità della piattaforma rispetto ai contenuti pubblicati da terze parti – la piattaforma, cioè, non viene qualificata come editore. Questa modifica, sostanzialmente, vedrà l’equiparazione dei social media a editore, con tutte le responsabilità connesse che ne derivano. Il decreto è stato firmato dopo lo scontro con Twitter che aveva segnalato due post del presidente come «potenzialmente fuorvianti».

«Siamo qui per difendere la libertà di parola», ha dichiarato il presidente americano all’atto della firma. «Un piccolo gruppo di potenti social media in monopolio controlla una vasta porzione di tutte le comunicazioni pubbliche e private negli Stati Uniti», ha proseguito, denunciando «un potere incontrollato nel censurare, ridimensionare, editare, delineare, nascondere, alterare virtualmente ogni forma di comunicazione tra privati cittadini o con audience ampie di pubblico». Trump ha continuato ad attaccare lo strapotere delle piattaforme social: «Non vi sono precedenti nella storia americana di un simile esiguo gruppo di società che controlla una sfera così ampia dell’interazione umana». E ha concluso tirando in mezzo i propri avversari politici: «Non possiamo consentire che questo vada avanti, e tutti penso siano d’accordo, compresi i democratici».

Siccome per emendare una legge occorre l’ok del Congresso, Trump prevede l’arrivo di una sfilza di ricorsi in tribunale contro il suo decreto, ma si è detto fiducioso sul verdetto finale: «Le loro sono decisioni editoriali – ha illustrato Trump – in questi casi Twitter cessa di essere una piattaforma neutrale diventando un editore con un punto di vista. E ciò si può dire di altri», riferendosi a Google o Facebook. La firma di Trump potrebbe ora esporre i giganti social a cause per i contenuti pubblicati dagli utenti. Un vero e proprio incubo, che potrebbe costare ai colossi milioni di dollari.

Il decreto prevede che il dipartimento del Commercio presenti una petizione presso la Federal Communications Commission (Fcc), l’autorità americana sulle telecomunicazioni, perché «ridefinisca il raggio di azione della ‘sezione 230’» che potrebbe «venire rimossa o totalmente modificata». Il decreto dispone l’ordine, rivolto alle agenzie governative, di tagliare gli investimenti pubblicitari sui social media e alla Fcc di predisporre un modulo di denuncia degli eventuali episodi di censura o faziosità delle piattaforme perché vengano valutate. Il capo della Fcc, Ajit Pai, ha già comunicato che la sua commissione «valuterà con attenzione» la richiesta del governo.

Zuckerberg da sempre sostiene che Facebook non è un editore, ma solo uno strumento di comunicazione, e quindi declina la responsabilità del controllo dei contenuti come i media. Dorsey ha invece risposto ieri che i social hanno l’obbligo morale di verificare tali contenuti.

Di Cristina Gauri

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