Treccani se ne frega del politically correct e zittisce gli antirazzisti: “Ne**o si può dire, basta con la neolingua”


Di Valerio Benedetti – Roma, 27 gen – Modellare la lingua per modellare la società. È questo l’imperativo di chiunque intenda conquistare l’egemonia culturale. Gli antirazzisti lo sanno molto bene, ed è per questo che non perdono occasione per censurare qualsiasi uso linguistico che possa essere percepito come «discriminatorio». E così qualcuno ha addirittura intimato alla Treccani di rimuovere dal proprio sito l’espressione «lavorare come un negro». La cosa sorprendente è che, in quest’«epoca di scuse», dove anche i classici Disney vengono censurati, non solo l’Enciclopedia italiana non si è cosparsa il capo di cenere, ma ha persino contrattaccato: basta con questa «neolingua» di orwelliana memoria.

La Treccani sulla parola «negro»

È infatti capitato che una giornalista di Reuters, tale Anna Irrera, abbia protestato su Twitter perché, al lemma «lavorare», l’espressione «lavorare come un negro» non solo compare, ma compare addirittura per prima. Di qui la perentoria richiesta: «Hey Treccani, forse sarebbe il caso di togliere la prima espressione???». Il cinguettio risale al 6 gennaio, ma la risposta dell’Enciclopedia italiana è arrivata solo ieri. E non è una risposta banale: «In un dizionario – spiega la Treccani – non è soltanto normale ma è doveroso che sia registrato il lessico della lingua italiana nelle sue varietà e nei suoi ambiti d’uso: dall’alto al basso, dal formale all’informale, dal letterario al parlato, dal sostenuto al familiare e anche al volgare». In buona sostanza, «il dizionario registra quanto viene effettivamente adoperato da parlanti e scriventi».

«Basta con la neolingua»

D’altra parte, alla relativa voce nel suo vocabolario, la Treccani specifica che il termine «negro», parola d’uso antico e letterario, oggi viene sì «avvertito o usato con valore spregiativo», ma questo non può certo portare a una rimozione del lemma: «Non siamo in uno Stato etico in cui una neolingua “ripulita” rispecchi il “dover essere” virtuoso di tutti i sudditi», spiega l’Enciclopedia italiana tirando fuori le unghie. «Il dizionario ha il compito di registrare e dare indicazioni utili per capire chiaramente in quali contesti la parola o l’espressione viene usata. Starà al parlante decidere se usare o non usare una certa parola; se esprimersi in modo civile o incivile». Insomma, va bene il rispetto, va bene la tolleranza, ma questo politicamente corretto ha proprio rotto i contrappesi.

Valerio Benedetti

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