Torino, migrante violento sedato e arrestato: magistrato indaga poliziotto e medico per violenza privata




Di Massimiliano Nerozzi – Quando gli agenti della sezione di polizia giudiziaria della Procura hanno acquisito alcuni dati alla centrale del 118, la scorsa settimana, qualche medico ha intuito: «Un collega s’è messo nei guai». Lo si vedrà da come finiranno gli accertamenti avviati dalla Procura, che ha indagato un medico, appunto, e un poliziotto, con l’ipotesi di violenza privata, per un episodio accaduto dieci giorni fa: dietro richiesta dell’agente, personale del 118 ha sedato un cittadino extracomunitario, che aveva dato in escandescenze, al momento dell’identificazione. Poco dopo essere finito in manette, per resistenza. Se la Procura nulla ha eccepito sull’arresto — convalidato dal giudice — sotto la lente dei magistrati c’è finita la sedazione. Del resto, nella circolare comunicata a tutte le forze di polizia a inizio giugno, la Procura era stata piuttosto chiara, sul tema della sedazione, di un fermato o di un arrestato: «Non può essere fatta — scrivono il procuratore reggente Paolo Borgna e l’aggiunto Patrizia Caputo — perché è un atto medico, che può essere disposto unicamente da un sanitario, qualora ne ricorrano i presupposti di tutela della salute. Non può essere richiesta dall’operatore di polizia giudiziaria, né autorizzata dal pm».

Negli ultimi quattro mesi era invece successo in un paio di casi, quando la persona non si era fatta identificare, rifiutando di dare le impronte digitali. Per questo, l’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Paolo Toso, dovrà verificare come si sono svolti i fatti, stavolta, tra tempi e dinamica. Al di là delle accuse che, di volta in volta vengono contestate a un arrestato, le modalità del suo trattamento sono una questione molto seria, come ha dimostrato solo qualche giorno fa l’inchiesta interna dei carabinieri per aver bendato e fotografato uno dei due americani sospettati dell’omicidio di un vicebrigadiere, a Roma. Nel caso di un trattamento sanitario, perché tale è un’iniezione di calmante, il tema è anche più delicato, se possibile: basta pensare agli articoli 13 e 32 (secondo comma) della Costituzione. Quest’ultimo, vale la pena ricordarlo: «Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana».

Di norma, è infatti necessario il consenso del soggetto, che solitamente viene prestato dall’interessato, firmando un modulo. Poi, chiaro, ci sono le eccezioni, ma dai contorni ben definiti, nella forma della norma e nella pratica delle procedure. Come il trattamento sanitario obbligatorio (Tso), che può essere attivato attraverso apposito iter, quando la persona è in uno stato tale da renderla pericolosa per sé stessa e per gli altri. Scelta che qui non è stata fatta. «Il personale agisce sempre in base a un’autonoma valutazione medica del caso, mai dietro ordine di una forza di polizia», spiegano dalla centrale del 118. Si potrebbe intervenire per stato di necessità, ma l’inchiesta dovrà verificare se ce n’erano i presupposti: l’arrestato, era già in manette.

Leggi la notizia su corriere.it

Segui le nostre rassegne su Facebook e su Twitter