Svolta in Belgio: varata la legge che proibisce la macellazione islamica. Estremisti protestano: “Islamofobia”


 – In Belgio è stata appena varata una legge a protezione del benessere animale, che ha fatto subito infuriare la comunità islamica. La nuova normativa rende illegale la macellazione rituale prevista dai precetti coranici vigenti in ambito culinario. In particolare, le regole appena introdotte vietano lo “sgozzamento ad animale ancora cosciente”, obbligando quindi tutti i macellai a recidere la gola di mucche, capre e pecore soltanto dopo avere “stordito” o “sedato” tali bestie.

Le recenti disposizioni adottate a livello federale si aggiungono a quelle approvate nei mesi precedenti dai parlamenti delle regioni della Vallonia e delle Fiandre, tutte sollecitate dalle ong ecologiste e contestualmente avversate dalle autorità musulmane.

All’interno della comunità maomettana del Belgio, le critiche più feroci all’indirizzo della stretta disposta dalle autorità vengono lanciate dai titolari di macellerie halal, che seguono appunto l’antica prescrizione dello sgozzamento ad animale ancora cosciente. I rappresentanti di tale categoria di commercianti hanno infatti subito bollato come “islamofoba” la legge da poco in vigore, accusando contestualmente il governo di volere “rendere la vita impossibile” ai residenti decisi a ottemperare ai comandamenti del Corano e della sharia in campo culinario. I vertici maomettani locali hanno quindi minacciato “ricorsi fino alla Corte costituzionale”, pur di vedere cancellate le disposizioni ecologiste.

La mossa del parlamento di Bruxelles ha però causato anche il malcontento della comunità ebraica, in quanto, ad avviso di quest’ultima, le nuove norme renderebbero illegali le regole culinarie contenute nella Torah, in particolare la macellazione casher, eseguita con un rapido taglio della vena giugulare della bestia. Secondo Yohan Benizri, presidente della federazione delle organizzazioni ebraiche del Belgio, la recente legge costituirebbe un’“invasione della sfera religiosa da parte dello Stato” e una “palese compressione della libertà di praticare culti”.

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