Sul leader leghista il fantasma dell’incandidabilità. E Berlusconi: “La maggioranza sceglie la via giustiziaria e non democratica”.


Di Paola Pieroni-

Anche per il senatore Salvini aleggia lo stesso rischio della decadenza dal ruolo di senatore come avvenne per Silvio Berlusconi. L’allora Berlusconi decadde dalla carica di senatore dopo 4 mesi dalla condanna. Nella stessa aula, il leader della Lega Salvini dovrà rispondere di plurimo sequestro di persona e rifiuto di atti di ufficio, per il sequestro della nave della Ong, con a bordo 150 migranti, lasciati a largo di Lampedusa su disposizione del Viminale, lo scorso agosto. Ed è andato come previsto, l’aula del Senato ha approvato il processo per Salvini per 146 voti a 141, con la mossa del cavallo del conte Renzi che ha compromesso il risultato finale, facendo in qualche modo sperare. Per il leader di Italia Viva “nel caso Open Arms, Salvini non ha agito secondo l’interesse pubblico”. E per un momento abbiamo creduto alla giornalista in diretta dal Senato, che in modo errato aveva comunicato i dati, smentiti poi dalla redazione con tanto di scuse. Ad andare contro Salvini non sarà tanto il processo in sé, quanto la legge Severino che stabilisce che un politico processato è incandidabile. E questo potrebbe decisamente precludere  la strada da senatore, con una possibile guerra interna per la successione, anche se i tempi di attesa dei due processi, quello della nave Gregoretti e per la Open Arms, daranno il tempo a Salvini di capire il da farsi.

Ora non resta che attaccare la mala giustizia, come insegna la vicenda politica ultraventennale di Silvio Berlusconi, che stavolta scende in campo per difendere Salvini e attaccare i magistrati: “Ancora una volta, l’uso politico della giustizia è l’arma con la quale la sinistra vuole liberarci dagli avversari. E’ lo stesso metodo che hanno usato contro di me. Con 96 processi e 3636 udienze. Siamo di fronte ad una maggioranza che sceglie la via giustiziaria e non quella democratica, di libere elezioni per battere i suoi avversari politici”. In serata per Salvini, un tuffo nel Papeete beach, dove tutto è iniziato, un anno fa, mentre guarda avanti a testa alta, con la coscienza pulita per aver fermato quell’imbarcazione, mentre dava un segno agli italiani per provare in qualche modo a fermare l’invasione straniera. E, se anche non è una nave che possa fermare il fenomeno, è pur certo un passo singolare per far capire che dobbiamo agire alla radice del problema con trattative col governo tunisino per poter fermare non l’arrivo ma la partenza delle navi stesse.

Prossimo appuntamento per Salvini, sarà il 3 ottobre quando comparirà davanti al gup di Catania, per l’udienza preliminare sul caso Gregoretti. E mentre gli sbarchi di questo luglio sono 6 volte quelli del 2019, la ministra dell’ Interno Luciana Lamorgese ha raggiunto un’intesa con i partiti di maggioranza per cambiare quei decreti sicurezza della politica di Salvini: cancellazione delle multe milionarie alle navi ong, allargamento della possibilità di accedere alla protezione umanitaria, revisione del sistema di accoglienza e possibilità per i richiedenti asilo di iscriversi all’anagrafe comunale. Tutto cambia, ma il problema resta e con proporzioni maggiori.

Paola Pieroni

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