Sondaggio Demos fa piangere gli europeisti: 2 italiani su 3 non hanno fiducia nella Unione Europea





Di Valerio Benedetti – Roma, 25 ott – La propaganda europeista non smette mai di martellare. E a volte riesce addirittura a essere efficace. Ma, appunto, da una parte c’è la propaganda, e dall’altra la realtà. Come è stato del resto per la Brexit, che non è affatto stata la catastrofe che gli strilloni di Bruxelles avevano profetizzato.

A guastare ulteriormente lo stomaco degli euro-entusiasti arriva ora un sondaggio ben poco incoraggiante. La rilevazione di Demos – commissionata dalla stessa Repubblica – è spietata: «Rispetto a luglio, la fiducia verso la Ue, fra gli italiani appare in forte calo. Oltre 10 punti percentuali in meno: dal 46% al 35%», lamenta infatti il sociologo antipopulista Ilvo Diamanti.

Fiducia nella Ue ai minimi termini

Facendo i conti della serva, il sondaggio ci dice che circa due italiani su tre non hanno fiducia nella Ue. Un duro colpo per la redazione di Repubblica. In pratica, l’euroscetticismo in terra italica è tornato ai livelli pre-pandemia. E il dato è interessante: «Nell’ultimo anno», spiega Diamanti, «il consenso dei cittadini italiani verso la Ue era salito. In particolare, dopo l’irruzione del Coronavirus.

Un atteggiamento favorito, anzitutto, dal sostegno europeo alla nostra economia». Tradotto: la propaganda sul Recovery Fund aveva funzionato. Ora che però il bazooka si sta rivelando una pistola ad acqua (su cui pesano peraltro pesanti vincoli di spesa), ecco che la popolarità di Bruxelles presso i cittadini italiani torna a calare vertiginosamente.

Il nodo Italexit

Ma Ilvo Diamanti è ottimista: «Gli italiani “non amano” la Ue, ma restano saldamente attaccati ad essa. E non prendono in considerazione l’uscita dall’Unione, l’Italexit. In modo assoluto. In caso di referendum per uscire dalla Ue, come è già stato rilevato (da Demos, in diverse occasioni) oltre due cittadini su tre, in Italia, voterebbero No. Senza esitazioni.

Ben consapevoli dei rischi e dei costi, insostenibili, che l’uscita, l’exit, comporterebbe per noi». Eppure, all’apice della crisi sanitaria, un altro sondaggio aveva fornito numeri ben diversi: in quel caso, addirittura un italiano su due – persa ogni fiducia verso la Ue – sarebbe stato contento di salutare Bruxelles e i suoi boriosi commissari.

Europeisti in fasce

Interessante è anche l’analisi del dato anagrafico. Spiega sempre Diamanti: «L’Europa, o meglio, la Ue, continua ottenere un grado di fiducia maggiore tra i più giovani e gli studenti (oltre l’80%). “Europei” per vocazione ed esperienza, visto che molti viaggiano e si spostano oltreconfine. Per motivi di lavoro e, soprattutto, di studio. Ma, come sappiamo, l’Italia è un Paese sempre più vecchio. E i giovani studenti sono una minoranza. Non è un caso che i settori più euro-scettici si osservino fra gli anziani, i pensionati.

Le casalinghe. E, inoltre, fra gli operai e i disoccupati (poco sopra il 20%). Le componenti più vulnerabili. Che risentono delle difficoltà determinate dai “costi” crescenti prodotti dalla crisi, sulla nostra vita quotidiana». Insomma, da una parte ci sono i rampolli dell’europeismo retorico e godereccio («Erasmus big orgasmus»), dall’altra gente che fa pochi aperitivi, non mastica l’inglese e ha la pessima abitudine di lavorare. E confrontarsi con la dura realtà.

Valerio Benedetti

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