Sessismo a Bari, l’Università ti fa lo sconto del 30% se sei donna. Scoppia la bufera: “Maschi discriminati”


Di Cristina Gauri – Bari, 26 mag — All’Università «Aldo Moro» di Bari chi è dotato di vagina, per il solo fatto di essere donna, ha qualche privilegio economico in più. Dal prossimo anno accademico, infatti, le ragazza che intenderanno iscriversi ai corsi di laurea più «maschili» — quelle con un tasso di frequenza femminile tradizionalmente inferiore — avranno una riduzione delle tasse universitarie del 30%.

Sconti per donne all’Università di Bari

L’obiettivo dell’iniziativa, lanciata dal rettore dell’Università di Bari Stefano Bronzini, è quello di incentivare la partecipazione delle donne a corsi abitualmente frequentati da uomini. I corsi di laurea interessati all’iniziativa sono quelli con tasso di iscrizione femminile sotto il 30%, cioè le triennali in informatica; informatica e comunicazione digitale; informatica e tecnologie per la produzione del software; fisica; scienze e tecnologie agrarie; storia e scienze sociali ma anche i corsi di laurea magistrale in computer science; Data Science; medicina delle piante; scienze agro ambientali; scienze e tecniche dello sport; scienze strategiche marittimo portuali e sicurezza informatica. Potranno usufruire dello sconto le ragazze con Isee non superiore a 30mila euro.

I maschi ringraziano

Il rettore Bronzini, intervistato dal Fatto, motiva così l’iniziativa: «Da uno studio che abbiamo svolto abbiamo osservato che la percentuale di iscrizioni di ragazze nelle scuole tecniche è di un un terzo rispetto ai maschi. L’esame dei flussi di iscrizione ci ha permesso di vedere che c’è una linea consequenziale tra le superiori e l’Università. Abbiamo fatto questa scelta nell’ottica dell’occupazione futura». Tutto chiaro, insomma: per orientare la scelta di un percorso universitario più «inclusivo» e in odor di quote rosa si fa pagare di più ai maschi. I quali, checché ne pensano i progressisti, sono naturalmente più inclinati a scegliere professioni più «tecniche» rispetto alle loro coetanee — e non vi è nulla di male, fino a prova contraria. Anche perché, ed è lo stesso rettore dell’Università di Bari

Le politiche di genere partono dallo svantaggio degli uomini

«Qualcuno ha detto che così i maschi sono svantaggiati ma è mio compito far capire che le politiche di genere partono da qui». «Da qui», dove, dallo svantaggio dei maschi? Dove sta la tanto «uguaglianza» se a parità di Isee, uno studente dalle scarse possibilità economiche si veda surclassato da una collega donna? «Ci sono direttive europee che ci invitano a intraprendere tutte le azioni necessarie per favorire l’integrazione femminile e noi l’abbiamo fatto. Non so quali saranno gli effetti di questo provvedimento, ma son convinto che abbiamo piantato il seme. Dovremo aspettare anni per vederne i frutti. E abbiamo bisogno di riscrivere il modo in cui raccontiamo certe professioni», conclude il rettore dell’Università di Bari. La speranza è che qualche studente maschio in vena di polemiche arrivi al rettorato dichiarando di identificarsi come donna per pagare meno tasse. Sarebbe un contrappasso equo.

Cristina Gauri

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