Senza Salvini sono sbarcati 1.435 clandestini in 18 giorni: così grazie a PD e M5S i trafficanti tornano a fare affari


 – I numeri parlano chiaro. I primi ad approfittare dell’addio di Matteo Salvini e dell’arrivo del governo giallorosso pronto a riaprire i porti a Ong e migranti sono i trafficanti di uomini. Le prove della nuova cinica cuccagna arrivano da quello stesso ministero dell’Interno chiamato a garantire una netta «discontinuità» con l’era Salvini. Un obbiettivo raggiunto con tempestività a dir poco sconfortante. I 1.435 sbarchi contati nei primi 18 giorni di questo mese superano di gran lunga i 947 arrivi del settembre 2018 e segnano la prima drastica inversione di tendenza nell’arco di quasi 18 mesi.

Ma cosa rende possibile un effetto così rapido e immediato? La risposta è semplice. Il principale incentivo all’attività dei trafficanti è la possibilità di garantire ai loro clienti il superamento dell’«ultimo miglio» ovvero di quel tratto di mare dove, esauritasi l’autonomia di gommoni e barchini, il migrante ha disperatamente bisogno di qualcuno pronto a soccorrerlo. Le cronache del traffico di umani dalla Libia insegnano che solo quella certezza garantisce lauti affari ai trafficanti. È così alla fine del 2013 quando la missione Mare Nostrum attira sulle coste libiche decine di migliaia di disperati in poche settimane. Continua a esser così negli anni successivi quando a sostenere e incentivare l’effetto calamita ci pensano la missione Sophia e le navi delle Ong. Proprio per questo il principale impegno di Marco Minniti prima e di Matteo Salvini poi è cancellare la certezza dell’ultimo miglio. Per riuscirci Minniti finanzia e incoraggia la nascita della Guardia Costiera e il riconoscimento di una Sar (Search and Rescue Area Zona di salvataggio) libica dove il salvataggio dei migranti si concluda con il ritorno alla casella di partenza. Assicurare la salvezza escludendo la possibilità di raggiungere l’Italia è già di per sé sufficiente a disincentivare le partenze. Anche perché in alcuni casi il ritorno coincide con la ricaduta nell’inferno dei campi di detenzione gestiti dalle milizie.

Contemporaneamente Minniti inizia però quell’operazione di contrasto alle Ong sospettate di precisa connivenza con i trafficanti. Un’operazione resa ancor più radicale da Salvini grazie alla chiusura dei porti e all’imposizione di multe e sequestri delle navi. Tutto questo non fa però sparire le organizzazioni criminali. Bloccati dalla cancellazione dell’ultimo miglio, sopravvivono dedicandosi allo sfruttamento dei migranti mantenuti sotto il proprio controllo. A regalar loro la prospettiva di un nuovo Bengodi ci pensa oggi il governo giallorosso. Se nell’ottica del nuovo esecutivo la Guardia Costiera di Tripoli non è più un prezioso alleato, ma una complice delle peggiori milizie, allora anche la missione navale italiana incaricata di garantire l’efficienza delle sue motovedette finisce con il perdere mordente rendendone più aleatoria l’operatività. Dall’altra parte il cambio di atteggiamento nei confronti delle Ong, con cui molti esponenti di Pd e 5 Stelle sono ansiosi di tornare a flirtare, fa intravvedere a milizie e organizzazioni criminali l’opportunità di nuovi lucrosi affari. A tutto questo va aggiunto il ruolo assunto in questi cinque mesi di guerra con il nemico Haftar da una Turchia che, grazie anche alle ingenti quantità di armamenti sbarcati a Tripoli, s’è imposta come il principale alleato militare e commerciale del governo di Fayez Serraj. Un governo che a questo punto può anche permettersi di non rispettare gli impegni assunti con Roma e ritornare agli antichi patteggiamenti e compromessi con milizie e organizzazioni criminali.

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