Sentenza farsa per Banca Etruria, scoppia la rabbia dei risparmiatori truffati: “È una vergogna, tutti sapevano”





Da Today.it – Nove persone assolte con formula piena e quattro condannate a dieci mesi di carcere nel processo sul fallimento dell’istituto di credito toscano Banca Etruria: gli imputati erano ex dirigenti e funzionari della banca, accusati di aver truffato i risparmiatori non informandoli dei rischi connessi alle obbligazioni subordinate emesse nel 2013 e poi azzerate.

La sentenza prevede che le persone condannate non siano menzionate, mentre si sa che tra le persone assolte perché il fatto non sussiste ci sono i dirigenti Luca Scassellati, Federico Baiocchi Silvestri, Samuele Fedeli e Luigi Fantacchiotti. Per loro l’accusa aveva chiesto condanne tra i due anni e mezzo di carcere e i tre. Per gli altri imputati – che ricoprivano i ruoli di direttori di filiali e impiegati – accusati di truffa aggravata, la richiesta era stata di un anno e mezzo di reclusione e 600 euro di multa.

Banca Etruria, la rabbia dei risparmiatori: “E’ una vergogna, tutti sapevano”

Palpabile la delusione degli obbligazionisti che hanno assistito alla lettura della sentenza da parte della presidente del collegio Angela Avila. “E’ una vergogna, il meccanismo ormai lo conosciamo. C’erano promozioni, ma anche penalizzazioni per chi era contrario al sistema di vendita delle subordinate: con che coraggio dicono che non sapevano nulla?”. Il signor Domenico è incredulo, scrive Nadia Frulli di ArezzoNotizie. Con la rabbia a fior di labbra, di fronte alle telecamere non ce la fa a trattenersi e racconta quanto sia dura da digerire quella sentenza.

Lui è uno dei tanti risparmiatori azzerati in seguito al decreto Salvabanche e ieri era in aula per ascoltare la sentenza del processo che vedeva imputati 13 tra dirigenti, direttori di filiale e dipendenti, accusati dei reati di truffa e istigazione alla truffa. Le quattro condanne appaiono troppo poco agli occhi dei risparmiatori che hanno deciso di arrivare fino in fondo al procedimento giudiziario. Si chiedono come sia possibile, oggi, dopo quanto emerso nelle indagini, parlare di mancata conoscenza da parte dei dipendenti di quella che era la reale situazione dell’istituto di credito.

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