Sbarchi, clandestini e coronavirus, ecco il trucchetto “buonista” che nasconde il veri numeri del contagio


 – Quella siciliana è un’estate caldissima. Clima a parte, l’isola più a sud d’Italia è in ginocchio, travolta dall’immigrazione senza controllo, che va ad acuire le problematiche sanitarie dovute alla pandemia di Sars-Cov-2. Nelle ultime settimana sulle coste siciliane sono continuati a sbarcare centinaia di migranti, molti dei quali, peraltro, positivi al coronavirus.

Diamo due numeri. Solamente nella giornata di ieri in Sicilia si sono registrati sessantacinque nuovi casi. Ecco, cinquantotto dei sessantacinque nuovi positivi sono immigrati arrivati a Lampedusa. Insomma, il 90% dei nuovi contagiati è rappresentato da migranti da poco sbarcati sul territorio italiano.

La cosa ulteriormente grave è un’altra: assai probabilmente, i migranti positivi al Covid-19 sono ancora di più, dal momento che si sono verificati (e continuano a esserci) diversi sbarchi “fantasma” di decine di persone che riescono così a sfuggire a qualsiasi controllo, facendo perdere immediatamente le proprie tracce.

Non solo. Le nostre istituzioni, impegnate ad aggiornare quotidianamente la conta dei contagi nel Belpaese – ieri i positivi sono arrivati a quota 953 –, classificano tra i casi positivi dovuti agli sbarchi solamente quelle persone che effettuano l’esame del tampone appena sbarcati. Come detto, un buon numero di immigrati riesce a sviare ai controlli e quindi, anche se positivi al coronavirus, sparisce nel nulla e, ovviamente, non va ad aggiungersi al numero (già) alto dei contagi.

Insomma, la percentuale dei positivi da sbarco viene decisamente sottostimata. E lo è anche per un’altra ragione spiegata da La Verità, che è la seguente: se un immigrato, appena messo piede sul territorio italiano, viene trovato positivo al Sars-Cov-2, non viene classificato come “positivo da sbarco”, bensì come “straniero residente o arrivato recentemente”. E così, come per magia, sparisce dalla percentuale dei positivi da sbarco. Ecco spiegato il “trucchetto” delle nostre autorità che va a nascondere i veri numeri.

Siamo dunque al paradosso: un migrante appena sbarcato in un porto della Sicilia, se risulta positivo, non viene fatto rientrare nella percentuale dei contagi da sbarco, ma come “straniero residente o in transito”. E pensare che appena una manciata di giorni fa il presidente del Consiglio superiore di sanità – nonché membro del Comitato tecnico scientifico che da mesi sta coadiuvando il governo nella gestione della crisi sanitaria – assicurava una realtà ben diversa.

Franco Locatelli, infatti, sosteneva: “A seconda delle Regioni, il 25-40% dei casi sono stati importati da nostri concittadini tornati dalle vacanze o da stranieri residenti in Italia. Il contributo dei migranti, intesi come disperati che fuggono, è minimale, non oltre il 3-5% è positivo e una parte si infetta nei centri di accoglienza dove è più difficile mantenere le misure sanitarie adeguate”. Il contributo alla conta dei contagi dei migranti, in realtà, così “minimale” non è.

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