Sassari, nigeriano arrivato sul barcone viene adottato dall’intera comunità: lui ringrazia spacciando eroina. Arrestato




Di Cristina Gauri – Sassari, 31 gen — Era arrivato in Italia dopo aver attraversato il Mediterraneo sui barconi e aveva trovato una nuova vita a Trinità di Agultu, piccolo comune nel sassarese. Addirittura si era fatto battezzare nella parrocchia del paese poco prima di Natale, festeggiato e coccolato dalla comunità che lo aveva adottato come un figlio. L’amara verità è venuta a galla nei giorni scorsi, quando i carabinieri gli hanno trovato addosso delle dosi di eroina pronte per lo spaccio.

La scoperta

Protagonista della vicenda è Frederick Elebhose, 27enne nigeriano: secondo quanto riportato da LaNuovaSardegna, l’uomo è stato fermato la sera del 27 gennaio durante un controllo di routine dedicato alla prevenzione dello spaccio di sostanze stupefacenti. Insospettiti da alcuni strani movimenti dell’africano, gli uomini dell’Arma avevano deciso di perquisirlo, trovandogli addosso alcune bustine di eroina. La ricerca, proseguita a casa del giovane immigrato, ha portato al rinvenimento di un bilancino di precisionemateriale per il confezionamento delle dosi, altri dieci grammi di eroina e un ovulo intatto. In tutto, 25 grammi di sostanza sequestrata. Elebhose, quindi, spacciava droghe pesanti, probabilmente agli stessi figli di quei compaesani che lo avevano accolto con tanto calore.

Esempio di integrazione con la doppia vita

Per l’immigrato è scattato l’arresto con l’accusa di spaccio e detenzione di sostanze stupefacenti. L’uomo è stato condotto il caserma in attesa della decisione del pm di turno, che ha poi disposto il trasferimento nel carcere di Nuchis dove il nigeriano si trova tutt’ora. Il giovane viveva e lavorava nel servizio civile del comune, mostrato a chiunque come esempio di integrazione perfettamente riuscito, vezzeggiato e accolto a braccia aperte da un paese che si era fatto in quattro per farlo sentire a proprio agio nella sua nuova casa. Nessuno sapeva invece della sua doppia vita. Fino a qualche giorno fa.

Di Cristina Gauri

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