Sanatoria flop, ma l’imbarazzante Bellanova difende il “disastro”: “La norma andava estesa, è un successo”


 – Vede il bicchiere mezzo pieno Teresa Bellanova, ministro per le Politiche agricole. Ottimismo manifestato forse per nascondere il flop clamoroso di un provvedimento che era stato presentato, tra lacrime che hanno fatto discutere, come una riforma necessaria, inevitabile ed epocale.

Ma la sanatoria per gli immigrati, che la maggioranza giallorossa aveva presentato come “semplice temporanea regolarizzazione”, al momento è un vero e proprio flop. Ed anche clamoroso. Un nuovo passo falso del governo che già ha deluso gli italiani per i ritardi degli aiuti economici necessari per fronteggiare gli effetti della crisi provocata dall’emergenza sanitaria.

Dal 1 giugno scorso datori di lavoro e lavoratori interessati potevano presentare le domande e, dal giorno dopo, iniziare a lavorare. Secondo l’esecutivo, la norma doveva contrastare caporalato lavoro nero aiutando a risolvere, allo stesso tempo, il problema della mancanza di manodopera nelle campagne.

Ma qualcosa non è andato secondo i piani del governo. Come ha raccontato l’Agi, al 5 giugno dati ufficiosi parlano di 9.500 domande presentate. Ben al di sotto del numero stimato dal governo entro il 15 luglio prossimo, data della chiusura dei termini, ossia 220.000. Manca ancora tempo, è vero. Ma i primi segnali non sono positivi. Eppure la Bellanova non si arrende tanto che considerare i primi dati un successo. Del resto, si capisce la necessità di trasformare un flop, almeno secondo i primi dati, in un trionfo. Perché, non va dimenticato che Italia Viva, il partito guidato da Matteo Renzi e di cui la stessa Bellanova fa parte, aveva minacciato la crisi di governo per far approvare il provvedimento., poi inserito nel decreto Rilancio.

“Questa norma costruisce condizioni per la giustizia sociale: quale che sia il risultato, non sarà mai un flop. Fosse anche una sola la persona che viene strappata all’invisibilità e a condizioni di lavoro oscene, lo considero comunque un successo. Per me è sempre stato chiaro: mai con la mafia dei caporali”, ha dichiarato la Bellanova a “Repubblica” commentando i numeri delle regolarizzazioni ancora molto bassi. Secondo il ministro, però, è ancora presto per giudicare gli effetti del provvedimento.“Per valutazioni meno affrettate aspetterei il 15 giugno e il 1° luglio, che sono gli step indicati dal Viminale per i dati ufficiali”, ha spiegato la Bellanova che ha voluto specificare come i circa 600mila invisibili sono impiegati “nel lavoro di cura e domestico, in altri settori, costretti a vivere in insediamenti informali, alla mercé del caporalato e del lavoro nero che significa spesso riduzione in schiavitù. A questi invisibili dobbiamo una risposta di civiltà e la riconquista della propria identità: questa norma è il primo passo. Per questo deve essere resa disponibile la piattaforma Anpal sull’incrocio regolare domanda e offerta”.

Ma forse per spiegare il flop, che non chiama così, la Bellanova ha trovato un colpevole: il provvedimento stesso. “Non è un mistero per nessuno – ha ammesso il ministro- che avrei preferito una norma diversa e comunque estesa anche ad altri settori dove il caporalato e il lavoro irregolare italiano e straniero è ugualmente presente e sfruttato: edilizia, logistica e tanti altri. Che ho sempre avuto come obiettivo sconfiggere l’illegalità e la clandestinità in tutte le sue forme: quella brutale dei pulmini dei caporali dove si viaggia in trenta e si viene segregati nei casolari come quella in giacca e cravatta delle aste al doppio ribasso”.

Per la Bellanova, però, vi è anche un altro aspetto positivo: “Questa norma è il punto più avanzato che le condizioni date hanno permesso. Consentire ai lavoratori irregolari di emergere, dichiarando in prima persona la propria condizione e riconquistando la propria identità è un punto importante che tutti dovremmo rivendicare e difendere. Richiede un coraggio personale che dobbiamo essere pronti a sostenere. Piuttosto che una sterile contabilità dei numeri, guardo al guadagno di umanità”. “Confido- ha concluso il ministro- nella leale collaborazione di tutte le amministrazioni e nella generosità delle nostre associazioni”. Insomma per il ministro si tratta di un “successo”. Ma i numeri dicono altro…

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