“Rosy Bindi come Presidente della Repubblica”: la scellerata idea del PD, e così Renzi si sposta al centrodestra





Di Pietro De Leo – La rovinosa caduta parlamentare del centrosinistra sul ddl Zan ha innescato un effetto domino sul progetto di Nuovo Ulivo di Enrico Letta. Il segretario Pd, dopo il voto in Senato che ha affossato la proposta di legge sull’omotransfobia, aveva subito lanciato un anatema contro Italia Viva e Matteo Renzi.

Quest’ultimo, ieri, ha replicato nella sostanza con una lettera a Repubblica dove non si è risparmiato in toni durissimi verso quello il suo ex partito. Utilizza uno schema di contrapposizione netta, dipingendo un “campo dei progressisti” diviso in due. “Da un lato i riformisti. Dall’altro i populisti”


Dove nella seconda categoria colloca il Pd. Parole non scelte a caso, per smontare l’evocazione del “campo largo” che rappresenta la nuova sfida di Enrico Letta. Dunque si va consumando così, almeno per adesso, l’allontanamento. Uno stato di cose che, però, ha aperto un altro fronte interno al Nazareno, segnato dai reduci dell’esperienza di leadership dell’ex sindaco di Firenze, oggi accomunati dalla corrente Base Riformista. Venerdì, infatti, è stato tutto un tamburellare di dichiarazioni in cui si invocava il prosieguo del percorso verso il “campo largo”. Tradotto: non interrompere il filo del dialogo con Italia Viva. Dal ministro della difesa Lorenzo Guerini sino all’ex capogruppo al Senato Andrea Marcucci e al portavoce della corrente Alessandro Alfieri.

Il segretario Pd, dal suo canto, a queste esternazioni aveva reagito in modo piuttosto criptico: «Io lavoro sempre in una logica di centrosinistra inclusivo, vincente», definendo «un momento di chiarimento importante» il passaggio sul Ddl Zan. Nessuna apertura e nessuna chiusura. Ma il racconto che si va componendo ora è di una difficile ricomposizione di un quadro unitario.

Specie se dovessero materializzarsi le voci che vedono in Rosy Bindi la candidata del centrosinistra (inteso come triade Pd-M5S-Leu) alla Presidenza della Repubblica. Protagonista dell’Ulivo e dell’epopea prodiana, tra i bersagli privilegiati di Renzi ai tempi della rottamazione, con cui ebbe asperrime polemiche. A quel punto, per l’ex sindaco di Firenze, spostare l’asse del confronto per il Quirinale verso il centrodestra diventerebbe un fatto quasi fisiologico

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