Rocco Siffredi ci ripensa: “Ho sbagliato a sostenere il Ddl Zan”. “Il pride? Una pagliacciata, hanno rotto il c****”


Di Vittoria Fiore – Roma, 6 lug – Quando Vanity Fair fece partire la sua campagna social a favore del ddl Zan, fece un po’ sorprendere l’adesione di Rocco Siffredi, il celeberrimo pornoattore che, negli anni, è diventato un emblema della «mascolinità tossica». Ora, però, il re dell’hard ha letteralmente fatto marcia indietro: «Ho sbagliato e non lo rifarei più», ha ammesso Rocco in una lunga intervista a Libero.

L’ex pornostar ha poi spiegato: «Ho aderito senza conoscerne i contenuti, ma forte del mio essere contrario a qualsiasi forma di violenza contro gli omosessuali e il bullismo. Ma mi sono accorto che a continuare a parlarne si ottiene l’effetto contrario. Si istiga la gente a dare contro».

Rocco Siffredi boccia il ddl Zan

Insomma, va bene condannare la violenza contro gli omosessuali (e ci mancherebbe), ma il ddl Zan è davvero troppo anche per Rocco Siffredi. Che poi, tanto per aumentare il carico, se la prende pure con i gay pride: «Rispettiamo le libertà individuali senza strumentalizzarle. Dico basta anche all’inutile pagliacciata dei gay pride.

Se vogliamo chiamarla festa ci sto, ma se dobbiamo chiamarla manifestazione per l’identità dei diritti gay dico che mi avete rotto il c***o». Infatti, secondo il pornoattore, «ognuno dovrebbe vivere la propria sessualità come ca**o gli pare e non fare il pagliaccio. Di questo passo tra un po’ ci sarà pure l’eteropride, tutti a rivendicare la propria normalità. S’ immagina il caos?».

La stoccata alle femministe

Dopo aver bocciato il ddl Zan, Rocco Siffredi lancia un paio di frecciatine anche al movimento MeToo: «Sicuramente ha fatto del bene, ma ha anche spinto molte donne a fare soldi con trappole furbe. Questi giochini stanno creando un sacco di problemi. Il #metoo ha sensibilizzato sul tema delle molestie in cambio di favori, ma qualche donna per vendicarsi non vedeva l’ora di puntare il dito contro un uomo che non le ha dato quanto promesso».

Vittoria Fiore

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