Risse, devastazioni e molestie sessuali a Peschiera: dopo un mese solo 4 indagati, è bufera sulla Lamorgese


Da Il Giornale – Il maxi rave degenerato nelle devastazioni al grido di “Peschiera è Africa”, la rissa, le cariche, l’assalto alla stazione e le molestie sul treno alle ragazze prese di mira perché “bianche”.

È passato un mese da quando circa 2mila ragazzi e ragazze stranieri, perlopiù nati in Italia da genitori di origine magrebina, hanno seminato il panico tra residenti e turisti nel comune in provincia di Verona, dopo essersi dati appuntamento su Tik Tok e altri social network. Fatti gravissimi, che per certi versi assomigliano a quelli avvenuti la notte di Capodanno in piazza Duomo a Milano. Il copione è lo stesso: il branco fuori controllo che finisce per prendersela con le vittime più indifese.

Ai disordini hanno partecipato migliaia di persone. Ma ad essere stati denunciati sono solo in quattro. Il particolare è emerso nell’aula di Palazzo Madama dove giovedì il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, è tornata sulla vicenda su richiesta dei parlamentari di Forza Italia. A pretendere un ulteriore chiarimento è stato il gruppo dei senatori azzurri. L’obiettivo, ha spiegato Roberta Toffanin, è quello di “tenere alta l’attenzione” e far sì che “il sistema di prevenzione” di questi atti “diventi regolarmente operativo”. Il problema non è di poco conto visto che il numero degli sbarchi aumenta vertiginosamente di anno in anno.

Sul caso sta indagando la procura di Verona. E, a detta del ministro, per ora sono quattro i soggetti ritenuti responsabili di “lesioni, danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale”. “I fatti avvenuti lo scorso 2 giugno a Peschiera del Garda si iscrivono in un fenomeno che vede riversarsi sui lidi di Peschiera e Castelnuovo di Garda negli ultimi tempi, specialmente nel periodo estivo, un sostenuto flusso giornaliero di giovani prevalentemente stranieri di seconda generazione provenienti dalle province limitrofe”, ha chiarito Lamorgese. Ma se il fenomeno era già noto perché, viene da chiedersi, non si è fatto nulla per evitare che la situazione degenerasse?

Ora il Viminale almeno ha assicurato che correrà ai ripari attraverso un “modello integrato di monitoraggio, controllo, filtraggio del flusso dei passeggeri sia all’andata sia al ritorno da Peschiera, con l’impiego di carrozze fornite di apparecchiature di videosorveglianza interna e di conta persone”. Tra le iniziative, ha aggiunto il ministro, c’è anche quella delle app che aggiornano gli utenti “circa le situazioni di affollamento dei treni che collegano Peschiera alla Lombardia”. Sulle misure il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica riunito presso la prefettura di Verona ha già dato un riscontro positivo.

Inoltre, ha concluso Lamorgese, chi si occupa di garantire la sicurezza sui lidi del Garda potrà contare su “ulteriori 30 unità dei reparti inquadrati della Polizia di Stato” e sui rinforzi ordinari già previsti dal “piano di potenziamento del servizio di vigilanza estiva dedicata alle località turistiche”. Anche gli agenti della Polfer saranno coinvolti nella attività “di prevenzione e controllo”. “Mi sarei aspettata ulteriori elementi aggiuntivi circa le responsabilità, al di là dei quattro soggetti che sono stati identificati, – protesta però Toffanin – visto che ormai che sono trascorsi diversi giorni, anche per dare un segnale forte e tempestivo, anche nell’ottica della prevenzione.

Il punto, evidenzia la senatrice, è che “questo fatto non doveva proprio succedere”. Non è la prima volta che il ministro finisce sotto i riflettori per non aver saputo gestire l’ordine pubblico. È successo la scorsa estate per il maxi rave nelle campagne della Tuscia dove morì un 24enne e nel caso delle manifestazioni contro il green pass. Ora l’appello dei senatori è quello di “considerare le varie dinamiche: l’integrazione, soprattutto con le seconde generazioni di immigrati, l’arrivo in massa e in aumento dei profughi dall’Ucraina e la presenza numerosa di clandestini, con la previsione di sbarchi ancora più massiccia”, per cercare di prevenire che fatti del genere si ripetano in futuro.

Ma, ha evidenziato Toffanin, “non abbiamo alcun progetto da parte del Ministero e non ci è stato nemmeno comunicato l’ammontare delle risorse messe a disposizione per affrontare queste problematiche”.

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