Ramadan, il presidente Donald Trump esclude i musulmani dalla cena alla Casa Bianca: la sinistra protesta




 – Negli Stati Uniti sono esplose feroci polemiche in seguito alla decisione di Donald Trump di non invitare i rappresentanti delle comunità musulmane americane al ricevimento organizzato di recente alla Casa Bianca per la fine del Ramadan.


L’usanza di organizzare nella residenza ufficiale del Capo dello Stato un banchetto in coincidenza con la fine del mese sacro islamico, quale segno di vicinanza delle istituzioni nazionali verso la minoranza maomettana, era iniziata nel 1996 per decisione di Bill Clinton e proseguita da George W. Bush e Barack Obama. Negli ultimi ventitré anni, i leader di tale comunità religiosa avevano sempre preso parte all’evento.

L’usanza in questione era stata interrotta da Donald Trump nel 2017. In quell’anno, infatti, il ricevimento nella sede ufficiale del potere esecutivo federale non si era tenuto. La tradizione avviata da Clinton è stata quindi ripristinata dal tycoon nel 2018, ma allora molte associazioni islamiche disertarono l’evento quale gesto di protesta contro la linea dura del magnate verso gli immigrati africani e mediorientali. Il banchetto messo a punto quest’anno è invece il primo svoltosi senza che sia stata invitata alcuna associazione rappresentativa dei maomettani Usa.

Il presidente americano ha consumato appunto lunedì sera una “cena iftar”, con cui i musulmani abitualmente celebrano la conclusione del loro mese di digiuno e riflessione, insieme soltanto ad ambasciatori e diplomatici di nazioni arabe. Nessun invito ufficiale da parte dello staff del tycoon è stato infatti indirizzato né ai dirigenti delle comunità maomettane d’America né ai parlamentari Usa appartenenti al credo in questione.

Per il momento, lo staff del magnate newyorchese non ha rilasciato comunicati relativi alle motivazioni del gesto di quest’ultimo, mentre i vertici di tale minoranza religiosa hanno immediatamente accusato Trump di “odiare l’islam”. Ad esempio, Nihad Awad, dirigente del Council on American-Islamic Relations ha tuonato: “La comunità che io rappresento è profondamente offesa per colpa dell’oltraggio che il presidente ci ha riservato. D’altronde, non potevamo certo aspettarci un atteggiamento rispettoso nei riguardi dell’islam da parte di un politico del genere, che ha finora adottato provvedimenti palesemente discriminatori verso il nostro credo, come il divieto di ingresso negli Usa per gli immigrati di fede islamica da lui varato nel 2017.” Awad ha poi concluso la sua requisitoria contro il magnate accusandolo di non considerare i seguaci della fede coranica come membri della nazione americana e di coltivare “pregiudizi razzisti e suprematisti ai danni delle minoranze etniche e delle persone di colore”.

Anche i democratici hanno attaccato il tycoon, biasimandolo non solo per non avere invitato alla cena iftar le comunità maomettane statunitensi, ma anche per avere escluso da tale cerimonia le uniche parlamentari islamiche attualmente presenti al Congresso: le deputate liberal Ilhan Omar e Rashida Tlaib. Jamie Raskin, presidente dem della Sottocommissione Diritti civili all’interno della Camera dei rappresentanti federale, ha quindi bollato la scelta del presidente di non accogliere al banchetto alla Casa Bianca alcun rappresentante del credo coranico in America come uno “sgarbo” destinato a “esasperare” le divisioni interetniche che stanno dilaniando la società Usa.

Alle critiche lanciate dai vertici maomettani e dall’opposizione parlamentare ha subito replicato il repubblicano John Cornyn III, presidente della Sottocommissione Immigrazione del Senato, accusando i detrattori del tycoon di “fomentare l’odio” verso quest’ultimo e di incoraggiare le minoranze etniche e religiose stanziate negli Stati Uniti ad “attentare all’incolumità del presidente”.

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