Rackete “sputa” sui morti da coronavirus: “La pandemia? Una scusa per non far entrare in migranti in Europa”


È estate, fa caldo e come lo scirocco è tornata anche Carola Rackete, la capitana della nave Sea-Watch 3 che, il 29 giugno 2019, senza autorizzazione entrò nel porto di Lampedusa con 53 migranti salvati in un naufragio.  L’allora ministro degli Interni Matteo Salvini aveva rifiutato l’ingresso della nave in porto e durante più di due settimane di stallo la situazione a bordo era arrivata allo stremo. All’attracco in porto Rackete venne arrestata.

Rackete è tornata a parlare e ancora ha il dente avvelenato con l’Italia che “nonostante sia al potere la nuova coalizione del governo italiano, nulla di fondamentale è cambiato all’interno dell’Ue e alle frontiere esterne dell’Ue. Se c’è stato un cambiamento, le cose sono peggiorate durante l’ultimo anno”. Non mancano le teorie complottistiche: “Paesi europei stanno sfruttando la crisi causata dal coronavirus per mettere da parte i diritti umani e per smettere di rispettare la legge del mare”.

Insomma l’Europa e l’Italia userebbero il Covid come “scusa”, “Malta, in primo luogo, ma anche altri stati europei, tra cui la Germania, stanno usando la pandemia di coronavirus come scusa per abbandonare i diritti umani e per smettere di rispettare la legge del mare.

Nel fine settimana di Pasqua, nonostante la loro posizione fosse nota alle autorità dell’Ue, i naufraghi sono stati lasciati alla deriva per giorni nella zona di salvataggio maltese, prima di essere intercettati da una “nave della flotta fantasma” privata che il governo maltese aveva assunto per riportare illegalmente i 51 sopravvissuti e 5 corpi in Libia. Altri sette erano già annegati. Da allora si sa poco di ulteriori casi simili, perché gli occhi civili in mare sono indesiderati”. Gomblotto

leggi la notizia su Libero Quotidiano

Segui le nostre rassegne su Facebook e su Twitter