“Rackete libera e tre studenti ai domiciliari per volantinaggio”. De Vecchis (Lega): “Ritirare le misure cautelari”


Di Davide Di Stefano – Roma, 30 nov – Si allarga il fronte della solidarietà per i tre studenti arrestati a Firenze, “rei” di aver realizzato un volantinaggio non autorizzato all’interno del liceo Galileo Galilei. Dopo gli interventi in difesa dei tre ragazzi del Blocco Studentesco ad opera di diversi consiglieri regionali e comunali di Fratelli d’Italia, anche il senatore leghista William De Vecchis interviene su una misura cautelare che appare evidentemente sproporzionata e politicizzata. Il preside del liceo Alessandro Giorni, principale accusatore dei tre studenti arrestati, è un dirigente del Pd  candidato alle ultime elezioni amministrative nella città di Prato.

La lucida analisi del senatore De Vecchis

“Ho letto le accuse mosse nei confronti degli studenti arrestati a Firenze” scrive De Vecchis su Facebook, elencando poi tutte le storture e le forzature di una simile misura cautelare: “Volto travisato, dal video si nota che sono mascherine secondo i Dpcm. Volantinaggio non autorizzato? Reato depenalizzato con sanzione amministrativa. Irruzione? Studenti che entrano in un istituto aperto è irruzione? Professori spintonati, ma i referti medici? Striscione contro il preside? Non ci sono minacce”.

“Alla Rackete nulla, tre studenti invece arrestati come criminali”

“Arresti domiciliari superiori alla signorina Rackete Carola che speronò una motovedetta della GDF. Spero domani siano ritirate le misure cautelari altrimenti ci troviamo di fronte ad un caso gravissimo di limitazioni delle libertà personali. Per reati, se ci fossero, amministrativi. Credo che si debba affrontare il caso in parlamento”. Insomma la vicenda dei tre studenti del Blocco Studentesco arrestati per un semplice volantinaggio indigna chi giustamente ancora crede nello Stato di diritto e non nell’uso della giustizia come una clava da utilizzare contro l’avversario. Soprattutto se, come in questo caso, a pagare le conseguenze di un tale accanimento sono tre ragazzi incensurati di 20, 21 e 22 anni, colpevoli solo di aver manifestato il proprio dissenso.

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