Racconto choc della tedesca violentata da 30 stranieri: “Avevo mille mani addosso. Mi hanno strappato il reggiseno”





Di Cristina Gauri – Milano, 10 gen — «Non riesco ancora a dormire. Mi sveglio nel mezzo della notte tremando»: esprime tutto il suo orrore ai microfoni dell’Ansa una delle due ragazze tedesche violentate da un gruppo di stranieri in Piazza Duomo a Capodanno.

Violenze di Capodanno, il “nuovo stile di vita”

Le immagini delle due giovani, assalite da decine di immigrati — sul web corre insistente la voce che siano per lo più di origine egiziana — che come un branco di animali impazziti si sono accaniti tenendole in ostaggio per alcuni terribili minuti, hanno fatto il giro dei social. Le due turiste piangono disperate mentre decine e decine di stranieri le strattonano, le travolgono, le palpeggiano nelle parti intime e tentano di derubarle.


Nessuno fa niente. La polizia osserva. Le vittime si sporgono dalle transenne, il branco le schiaccia contro. Milano Piazza Duomo come gli stupri di Colonia nel 2016: il famoso «elemento umano, l’avanguardia di questa globalizzazione» che ci offre «uno stile di vita che presto sarà molto diffuso per tutti noi», come ebbe a dire l’ex presidente della Camera Laura Boldrini in tutta la sua pienezza di significato.

Il racconto dell’orrore

Così animalescamente infoiati da non reagire nemmeno quando una delle due vittime li colpisce in pieno volto. «Uno l’ho colpito in faccia, ma mi guardava ridendo. Mi guardava con uno sguardo che diceva “fai quello che vuoi, tanto io continuo”». Le due ragazze hanno presentato denuncia a Mannheim, in Germania. I verbali con il resoconto di quell’incubo saranno acquisiti tramite un ordine di investigazione europeo indirizzato alle autorità tedesche dal pool «fasce deboli» della Procura di Milano, che in questi giorni sta esaminando le immagini della videosorveglianza per risalire ai responsabili delle violenze.

“Mi hanno strappato anche il reggiseno”

Finite le violenze, ma non l’incubo. E chissà per quanto ancora il trauma accompagnerà la vita delle vittime. «Sono ancora sotto choc. Non riesco ancora a rendermi conto di quello che è successo. Il mio cervello cerca soltanto di dimenticare tutto». «Ci stavamo guardando in giro, c’erano i fuochi d’artificio, la musica». Quasi senza accorgersene, le due giovani si trovano risucchiate da un gorgo di mani, di espressioni lascive, di risate malvagie e grida in una lingua incomprensibile e per questo ancora più inquietante.

La stessa scena raccontata dalle altre tre ragazze vittime delle violenze di Capodanno. «Non riesco a ricordare tutto. È successo così in fretta… All’improvviso c’erano decine di persone addosso a noi e non capivo chi stesse facendo che cosa. Ho capito che mi stavano toccando. Volevamo scappare, ma c’era troppa gente, non potevamo andarcene. A un certo punto ho sentito mani dappertutto, anche dentro il reggiseno che mi è stato praticamente strappato».

Cristina Gauri

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