“Prendetevi Di Maio, ridateci i pescatori”, in tutta Italia la protesta dell’Ugl: “Governo immobile e colpevole”


Di Valerio Benedetti – Roma, 17 ott – I media non ne parlano, indaffarati come sono a fare terrorismo psicologico sul coronavirus. Eppure, ci sono molti italiani – come i militanti e i simpatizzanti dell’Ugl – che non ci stanno a lasciare i propri compatrioti alla mercé del generale Haftar. Stiamo parlando, ovviamente, dei 18 pescatori di Mazara del Vallo sequestrati e incarcerati in Libia. Ma non è solo il silenzio che irrita – silenzio che, peraltro, ha costretto i loro familiari a incatenarsi di fronte a Montecitorio per essere ricevuti dal premier Conte e dal ministro degli Esteri Di Maio. Quello che veramente fa infuriare è l’atteggiamento rinunciatario di questo governo, che non ha esitato a umiliarsi per riavere indietro Silvia Romano (o meglio Aisha), e ora fa invece orecchie da mercante. Come ha dichiarato lo stesso Di Maio, infatti, su questa vicenda la Farnesina intende mantenere un «basso profilo» e lasciar fare alla Russia, quando invece – come suggerisce l’ammiraglio De Felice – il governo dovrebbe organizzare un blitz militare per liberare i pescatori.

Le proteste dell’Ugl

È esattamente in questo quadro avvilente che si inseriscono le proteste e le manifestazioni organizzate in tutta Italia dall’Ugl. «”La Patria non è un’opinione. La Patria è un vincolo, fatto di molti vincoli che stanno nella nostra carne e nella nostra anima”. Parole di Oriana Fallaci. Questo legame ci lega alle 18 vite dei pescatori italiani sequestrate ed imprigionate dalla Libia», ha dichiarato Francesco Paolo Capone, segretario generale del sindacato. Lanciando l’hashtag #LiberateliTutti, l’Ugl ha protestato con una pattuglia di militanti davanti alla Farnesina, srotolando uno striscione con su scritto: «Prendetevi Di Maio, ridateci i pescatori!». Ma non è finita qui, perché alcuni alti rappresentanti del sindacato sono partiti a bordo di una nave da Marsala in direzione di Mazara del Vallo per andare a incontrare i familiari dei pescatori. E poi, come fanno sapere, «dopo Marzara barra verso la Libia».

Le parole del segretario Capone

«Esprimo il mio profondo sgomento per i pescatori italiani ancora oggi trattenuti in Libia», ha dichiarato Capone alla stampa. «Dinanzi al colpevole immobilismo del Governo italiano, ci sembra giusto porre all’attenzione del nostro Paese la vicenda dei pescatori di Mazara, ancora nelle mani delle autorità libiche. Non è assolutamente ammissibile – ha aggiunto – che nel Canale di Sicilia, per lavorare, si metta quotidianamente a repentaglio la propria vita. Chiediamo quindi alla Farnesina di muoversi con risolutezza per l’immediato rilascio dei pescatori italiani».

Valerio Benedetti

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