Porti aperti, navi quarantena, flop rimpatri: il 2020 è l’anno del disastro del duo sciagurato Conte e Lamorgese


Di  Sul fronte della gestione dell’immigrazione il 2020 per l’Italia si può sintetizzare con il termine“fallimento”: numeri da record per quanto riguarda gli sbarchi, poca incisività nel sistema d’accoglienza sulle azioni dirette a garantire la sicurezza sanitaria e l’ordine pubblico.In tutto ciò, l’Europa si è presa gioco del governo mentre la maggioranza giallorossa era intenta a smantellare i dl sicurezza.

Il boom delle navi quarantena: strumento inefficace e costoso

Sono numeri record quelli registrati in Italia quest’anno sul fronte migratorio con quasi 33mila stranieri, in prevalenza tunisini, arrivati dall’altra parte del Mediterraneo. Arrivi triplicati rispetto a quelli del 2019 che hanno messo in crisi il sistema della gestione dell’accoglienza soprattutto per la presenza del coronavirus che ha richiesto l’applicazione di specifici protocolli di sicurezza. Ai pochi spazi a disposizione, ai centri di accoglienza e hotspot al collasso, con annesse proteste degli amministratori locali e dei cittadini, soprattutto a Lampedusa, il governo ha risposto con l’istituzione delle navi quarantena. La prima nave messa a disposizione per dare supporto all’isola maggiore delle Pelagie è stata la Moby Zazà. Nel corso dell’estate, a fronte dei continui sbarchi, sono state introdotte altre cinque navi per un costo totale di 15 milioni di euro. Non solo costi significativi per le casse dello Stato ma anche possibili rischi di carattere sanitario. A lanciare l’allarme è l’associazione MareAmico di Agrigento che chiede controlli sulla destinazione dei rifiuti prodotti dentro a quelle navi dal momento che sono contaminati per la presenza di migranti affetti da Covid. “Si chiede di sapere- si legge nell’esposto presentato dall’associazione ambientalista alla procura di Agrigento – come vengono trattate queste acque reflue nel compartimento marittimo di Porto Empedocle”.

Ma c’è di più: le ultime navi arrivate, la Rhapsody e l’Adriatico, entrambe appartenenti alla società Grandi Navi Veloci, dovevano svolgere la loro attività per un periodo totale di 40 giorni ed invece, superato il termine, si trovano ancora operanti rispettivamente in rada a Porto Empedocle e Trapani. Questo vuol dire maggiori costi per lo Stato e rivela allo stesso tempo che l’utilizzo delle navi quarantena non è uno strumento provvisorio come inizialmente è stato garantito dai piani alti del Viminale. Non solo, come detto altre volte su IlGiornale.it dal professore ordinario di Microbiologia e Virologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, Massimo Clementi “ Una nave popolata, in un contesto di possibile emergenza legata alla presenza di virus, è la situazione meno felice che possa esserci . Gli spazi sono limitati e possono esplodere da un momento all’altro nuovi focolai”. Dunque sotto il profilo della sicurezza sanitaria le navi non rispondono agli obiettivi prefissati.

I ricollocamenti automatici mai attuati e l’indifferenza dell’Europa

Dal vertice di Malta del 2019 il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ne è uscita proclamando grandi risultati raggiunti sul tema dei ricollocamenti automatici. Finita però la passerella tenuta a La Valletta da parte degli Stati partecipanti, sono finiti anche i buoni propositi, ammesso che ve ne fossero. Le proposte messe su carta in quel contesto non sono state approvate dagli altri governi europei. Nel 2020, durante il semestre di presidenza tedesca dell’Unione Europea, Angela Merkel ha reso noto che la questione dei ricollocamenti non era considerata prioritaria. La materia non è stata ritenuta di primaria importanza nemmeno dal presidente del consiglio europeo Charles Michel e dal presidente della commissione europea Ursula Von der Layen. Quest’ultima, nel piano europeo sull’immigrazione, non ha fatto cenno ai ricollocamenti. E dire che il governo giallorosso a settembre del 2019 era salito alla guida del Paese proprio con l’obiettivo di fortificare i rapporti con L’Unione Europea: quello che ha ricevuto invece è stato un voltafaccia. E i numeri sui ricollocamenti effettuati in questo 2020 dall’Italia parlano chiaro a fronte del vertiginoso aumento degli sbarchi.

Il fallimento sul fronte della sicurezza

Quando il 29 ottobre scorso un tunisino ha ucciso tre persone all’interno della cattedrale di Nizza, l’attenzione dalla Francia si è spostata immediatamente verso l’Italia: poche oro dopo l’attacco infatti si è scoperto che Aouissaoui Brahim, l’autore dell’attentato, era sbarcato un mese prima a Lampedusa. Le indagini hanno fatto luce poi sugli spostamenti del ragazzo tunisino: il 9 ottobre, in particolare, risultava destinatario di un foglio di via dopo essere sbarcato dalla Rhapsody, una delle navi usate dal governo per la quarantena dei migranti. Anche se successivamente i toni a livello diplomatico sono stati smorzati, Parigi è apparsa irritata contro il governo di Roma: secondo i francesi, l’Italia non ha saputo fare da filtro per prevenire l’attacco. Era, in poche parole, la certificazione del fallimento del governo sul fronte della sicurezza. Nei giorni successivi, proprio durante un incontro con il suo omologo francese, il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ha proposto un piano per controllare i confini marittimi. Mezzi aerei e navali in campo, in accordo con le autorità tunisine, per frenare l’incontrollato flusso migratorio. Una proposta lontana (ma non più di tanto) parente di un blocco navale. Tuttavia a quell’idea non è stato dato alcun seguito. Nessun accordo è stato preso con il governo di Tunisi, nessuna nave è stata schierata per creare un’interposizione nel canale di Sicilia. E gli sbarchi autonomi, quelli cioè più pericolosi sul fronte della sicurezza, sono proseguiti anche negli ultimi mesi dell’anno.

Lo smantellamento dei decreti sicurezza

Nonostante i numerosi insuccessi sull’immigrazione, sia in termini numerici che a livello politico, il governo si è concentrato soltanto sul progetto dell’eliminazione dei decreti sicurezza. Con il decreto legge n. 130 del 21 ottobre 2020, convertito in legge il 9 dicembre, si è sancita la fine dell’impianto normativo voluto sul tema dall’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini. Un capriccio politico e uno sgarbo al leader del Carroccio, più che una riforma organica in tema di sicurezza e accoglienza. Nel nuovo testo sono sparite le multe alle Ong, sono state allargate le maglie sui permessi di soggiorno e sono aumentate le fattispecie previste per i permessi speciali. È stata inoltre introdotta nuovamente l’accoglienza dei richiedenti asilo all’interno dei Siproimi, così come è stata ripristinata l’iscrizione dei migranti all’anagrafe comunale. La norma approvata in parlamento ha previsto anche l’eliminazione del tetto massimo di ingressi per motivi di lavoro, così come ha dato il via libera allo stop dei respingimenti in caso di “rischio di violazione del diritto alla vita privata e familiare”. Sarà quindi più semplice accogliere e più difficile respingere. Numeri alla mano, non certo un buon viatico in vista del 2021.

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