Polizia infuriata col governo, Mosap: “Fa solo proclami ed è sordo e immobile alle richieste degli agenti”


Da Il Secolo D’Italia – Il Mosap non ne può più. «Gli iscritti al Mosap, prima ancora che uomini e donne che vestono con orgoglio una divisa, sono soprattutto servitori dello Stato e tali continueranno ad essere. Anche se questo Stato non intende ascoltare le loro istanze». Inizia così la ”lettera aperta” del segretario generale del sindacato di Polizia, Mosap, Fabio Conestà al governo. Il sindacato scrive dopo la manifestazione avvenuta ieri in alcune città di ”gilet arancioni” e Casapound contro il governo e che ha visto impegnate le forze di polizia perché le manifestazioni non erano autorizzate.

«Non ci serriamo le labbra»

«Le manifestazioni di Roma e Milano hanno dato il segno di come una parte della politica (anche se non parlamentare) soffia sul fuoco della protesta. Noi, il Mosap, eravamo con i colleghi lungo le strade a garantire la sicurezza. Ma per senso di responsabilità e non perché il governo si sia degnato di ascoltarci. Il nostro rispetto per lo Stato non è in discussione, così come l’onore di indossare la divisa della Polizia. Ma questo  non ci serra le labbra. Abbiamo voce e vogliamo farci sentire, in ogni sede».

Il Mosap: «Governo sorde alle nostre istanze»

E poi ancora. «La drammaticità del periodo che sta attraversando il Paese, sia sul punto di vista sanitario che su quello sociale sembra non venire colta da un governo. Che, piuttosto che accogliere l’invito ad un dialogo costruttivo con le sue componenti più importanti (quali gli uomini che ne garantiscono la sicurezza, oggi come ieri), si rinchiude in sé stesso. Ritenendo forse che il confronto sia sintomo di debolezza. Ed invece è l’esatto contrario perché questo governo solo parlando con i suoi rappresentanti, prima ancora che col popolo, potrebbe ottenere consenso per le sue iniziative. La lentezza con cui l’esecutivo si sta muovendo in campo economico è purtroppo evidente, ma, si potrebbe dire, pur se lentamente almeno si muove. Dove il governo è immobile, chiuso nella sua sordità rispetto alle istanze dei suoi uomini in divisa – è infine l’affondo di Conestà – è nel fronteggiare lo scontento con fatti concreti e non invece con proclami».

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