Pietro Senaldi: “Se gli stupratori sono di destra vanno in prima pagina. Se sono stranieri vanno a casa indisturbati”

di Pietro Senaldi – Ieri una brutta vicenda di cronaca si è guadagnata l’apertura di molti autorevoli quotidiani. Altri l’hanno messa con grande evidenza in prima pagina. Noi di Libero, e pochi altri, non l’abbiamo fatto. Si tratta dello stupro di una donna da parte di due militanti ventenni di CasaPound, uno dei quali consigliere comunale in un paese del Viterbese. L’aggressione è stata lunga ed efferata e i due scemi, che sono stati immediatamente espulsi dal partito neofascista, l’hanno pure ripresa con il telefonino.

In Italia ci sono circa 11 denunce di violenza al giorno e si calcola che più di seicentomila donne le abbiano subite; altrettante sono le vittime di tentato stupro. Numeri impressionanti, ciononostante siamo quasi un Paese modello in Occidente. La Svezia, la Norvegia, la Finlandia, nazioni che non perdono occasione per darci lezione su come si trattano le signore registrano 7-8 volte i nostri stupri in rapporto alla popolazione. Pure Germania, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti sono molto peggio di noi.

Malgrado nel campo siamo una nazione più virtuosa di altre che si ritengono più civili, progressiste e democratiche, è palese che, se i giornali dessero conto di tutte le violenze commesse sulle donne in Italia, non si occuperebbero che di quello. Pertanto viene operata una scelta. È stata data grande enfasi allo stupro di due studentesse americane avvenuto un anno e mezzo fa a Firenze a opera di due carabinieri in quanto le donne erano state abusate da chi avrebbe dovuto proteggerle e poiché è un episodio più che eccezionale per l’ Arma, contro la quale si scagliarono impietosamente sinistra e femministe. Per rimettere le cose a posto noi titolammo «Non bastano due pecore nere per fare neri i carabinieri», ma in tv, a L’ Agorà, vi fu chi mi accusò di razzismo per questo.

Altra vicenda assurta agli onori delle cronache fu lo stupro di una turista polacca, sorpresa in spiaggia con il fidanzato, da parte di una banda di giovanissimi extracomunitari, alcuni dei quali minorenni. Pubblicammo i verbali dei carabinieri, crudi, e ci beccammo una censura dall’ Ordine, benché non avessimo fatto il nome della donna né ella fosse altrimenti identificabile. Forse a qualcuno è spiaciuto che indugiassimo sulle gesta degli stupratori d’ importazione.

Abbiamo dato meno spazio alla storia di Viterbo perché ci è sembrata, nella sua drammaticità, più ordinaria: due ragazzi rimorchiano una signora, la portano, consenziente, in un loro luogo, e se ne approfittano. Non sono stati i soli. Sul corpo martoriato della donna sono saltati in gruppo parecchi esponenti politici della sinistra, approfittandone per chiedere la chiusura di CasaPound e per criticare Matteo Salvini, giudicato «troppo morbido verso questa organizzazione che si basa sulla xenofobia e sulla sopraffazione». Sono gli stessi che quando lo stupratore è un immigrato, la qual cosa capita in proporzione con una frequenza superiore di circa 8-10 volte, si voltano dall’ altra parte o se la prendono con la mancata integrazione, come accaduto nel caso di Pamela Mastropietro, violentata e fatta a pezzi da due spacciatori pregiudicati transitati per i centri d’ accoglienza. O che si sono guardati bene dal chiedere la chiusura del Pd quando è stato condannato a 14 anni di carcere per tre violenze il responsabile dei Dem nel quartiere romano del Torrino.

Per noi lo stupro non è di destra né di sinistra, è solo un reato al quale ci accostiamo con laico sdegno. Per chi ci fa politica sopra, onorevoli o giornali che siano, non è così. Se il violentatore è di destra, va in prima pagina, con tanto di particolari scabrosi in evidenza, se è un immigrato, a meno che non agisca di machete, non si riporta la notizia, in modo che possa andare a casa indisturbato.

Ovviamente anche il governo ha concionato sulla vicenda di Viterbo, troppo ghiotta per non essere riciclata mediaticamente.

Ma anche qui Lega e Cinquestelle, pur nell’ unanime condanna, sono riusciti a litigare. Salvini ha chiesto carcere e castrazione chimica, anche se questa in Italia non c’ è e, se ci tiene, più che invocarla dovrebbe introdurla. Di Maio ha detto che non se ne parla, ma ha mandato avanti una donna, la ministra Trenta, che mentre apriva ai corridoi umanitari dalla Libia forieri di centinaia di potenziali stupratori, accusava Salvini di sfruttare la paura delle donne a fini elettorali, come se i violentatori per agire avessero bisogno dell’incoraggiamento del ministro dell’ Interno.

Strani soggetti questi grillini, garantisti con gli stupratori inchiodati da filmati ma giustizialisti con il sottosegretario e alleato Siri. Ne hanno chiesto ripetutamente la testa perché indagato solo sulla base di una intercettazione nella quale una persona in affari con un individuo sospettato di avere relazioni con la mafia accenna, senza nominarlo, a un proposta di legge, bocciata, che il politico leghista avrebbe avanzato per favorirla in cambio di denaro del quale non c’ è traccia.

di Pietro Senaldi

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