Philadelphia, mazze da baseball e lame: così gli italoamericani difendono la statua di Colombo dai teppisti BLM (Video)


Di Cristina Gauri Philadelphia, 15 giu – Quando il liberal-progressista con la bicicletta e i toni da saputello incontra l’italoamericano con la mazza da baseball, il liberal progressista deve battere in ritirata di gran carriera. Soprattutto se gli italoamericani abitano nella zona sud di Philadelphia e si sono radunati per difendere la statua di Cristoforo Colombo dalla furia iconoclasta del Black lives matter. Abbiamo ancora negli occhi le immagini delle decine di statue talebanizzate in tutto il mondo da orde di manifestanti con la bava alla bocca. Prima è toccato alle statue dei combattenti confederati, poi a quelle dell’esploratore genovese, eretto dagli antirazzisti a simbolo del genocidio dei nativi americani.
In una città come Philadelphia, una delle più martirizzate da giorni e giorni di devastazioni, saccheggi, pestaggi, è proprio il caso di dire che «alcuni italiani non si sono arresi», – prendendo a prestito lo slogan di un noto movimento simboleggiato da una tartaruga frecciata – e hanno deciso di presidiare dall’idiozia antirazzista uno dei luoghi simbolo delle proprie radici e della propria cultura. 

Philadelphia, 15 giu – Quando il liberal-progressista con la bicicletta e i toni da saputello incontra l’italoamericano con la mazza da baseball, il liberal progressista deve battere in ritirata di gran carriera. Soprattutto se gli italoamericani abitano nella zona sud di Philadelphia e si sono radunati per difendere la statua di Cristoforo Colombo dalla furia iconoclasta del Black lives matter. Abbiamo ancora negli occhi le immagini delle decine di statue talebanizzate in tutto il mondo da orde di manifestanti con la bava alla bocca.

Prima è toccato alle statue dei combattenti confederati, poi a quelle dell’esploratore genovese, eretto dagli antirazzisti a simbolo del genocidio dei nativi americani. In una città come Philadelphia, una delle più martirizzate da giorni e giorni di devastazioni, saccheggi, pestaggi, è proprio il caso di dire che «alcuni italiani non si sono arresi», – prendendo a prestito lo slogan di un noto movimento simboleggiato da una tartaruga frecciata – e hanno deciso di presidiare dall’idiozia antirazzista uno dei luoghi simbolo delle proprie radici e della propria cultura. 

Di Cristina Gauri 

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