Per Zelensky si mette male, allarme della Nato: “Stanno per finire le munizioni da guerra”



Da Il Tempo – “Stanno per finire”. Cosa? Le munizioni per l’artiglieria pesate inviate dalla Nato all’Ucraina per difendersi dall’invasione russa. In un articolo del quotidiano “La Repubblica” si legge: “Entrambi i contendenti le hanno sparate in quantità mostruosa: nelle fasi più cruente 60mila al giorno i russi e 20mila gli ucraini.

L’Occidente ha promesso a Kiev sostegno ad oltranza, ma adesso deve riuscire a trovare munizioni sufficienti per alimentare gli obici della resistenza. E non è facile, perché negli ultimi trent’anni tutti hanno smesso di produrle”.

A corto di colpi con l’avanzare del generale inverno. Il giornalista Gianluca De Feo rivela che il Pentagono ha commissionato alla principale azienda bellica americana 250mila munizioni, ma la produzione è di 14mila al mese: “La carenza più assillante riguarda i 155 millimetri, lo standard della Nato. Gli Stati Uniti ne hanno già fatti arrivare all’armata di Zelensky un milione, il resto dell’Alleanza altri trecentomila.

Ne servono molti di più. Al Pentagono ne rimangono due milioni, molto vicino al livello critico delle scorte strategiche. (…). Che fare? Gli Usa si sono rivolti alla Corea del Sud, ma Seul non vuole essere coinvolta nella crisi ucraina. In più teme la minaccia del Nord e non è disposta ad assottigliare il suo arsenale”.

Insomma, nonostante l’aiuto della Nato, la resistenza ucraina dovrà risparmiare fuoco. E i russi? “Molti ritengono che pure Mosca sia in difficoltà, tanto da bussare alla porta di Kim Jong-un. Altri analisti credono che l’eredità di tritolo dell’Urss possa garantire mesi di combattimenti” scrive l’inviato prima di sottolineare come la guerra in Ucraina abbia innescato una nuova corsa agli armamenti in tutto il mondo: “In Europa i magazzini sono vuoti e c’è letteralmente la coda davanti alle fabbriche di munizioni”.

L’industria bellica, sempre molto attiva, aveva trascurato questo settore perché “la bassa tecnologia e i rischi ambientali consentono margini di profitto limitati. Inoltre la domanda era minima”. Adesso è un affare, basti pensare che l’unico centro di produzione di esplosivo in Francia è subissato di ordini.

E l’Italia? “Abbiamo soccorso Kiev con i residuati della Guerra Fredda: gli abbiamo girato alcune decine di migliaia di 155 mm regalati dagli Stati Uniti negli anni Settanta – riporta De Feo – Il conflitto ha però convinto lo Stato maggiore a correre ai ripari: in un decennio si prevede di spendere 2,7 miliardi in munizioni, mentre finora gli stanziamenti erano una manciata di milioni l’anno”.

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