Per una volta la Cei fa il suo dovere, vescovi: “Legge sull’omofobia? Deriva liberticida contro opinioni legittime”


Di Adolfo Spezzaferro – Città del Vaticano, 10 giu – I vescovi dicono no a una nuova legge sull’omofobia perché temono derive liberticide e che venga sanzionato con un reato di opinione chi per esempio ritiene che la famiglia sia formata da un papà e una mamma. La Conferenza episcopale italiana interviene in merito ai testi di legge contro l’omotransfobia, presentati alla Camera e che dovrebbero essere votati a luglio, e in una nota mette in guardia dal rischio di un’apertura a “derive liberticide” che finirebbe per sanzionare “l’espressione di una legittima opinione”, per esempio, “sottoporre a procedimento penale chi ritiene che la famiglia esiga per essere tale un papà e una mamma – e non la duplicazione della stessa figura – significherebbe introdurre un reato di opinione”.

Per la Cei esistono già leggi adeguate contro le discriminazioni

Secondo la Cei – che cita la frase di papa Francesco “Nulla si guadagna con la violenza e tanto si perde” – in Italia esistono già leggi adeguate contro ogni tipo di discriminazione. “Le discriminazioni – comprese quelle basate sull’orientamento sessuale – costituiscono una violazione della dignità umana, che – in quanto tale – deve essere sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni. Trattamenti pregiudizievoli, minacce, aggressioni, lesioni, atti di bullismo, stalking… sono altrettante forme di attentato alla sacralità della vita umana e vanno perciò contrastate senza mezzi termini”, fanno presente i vescovi. “Al riguardo – precisa la Cei nella nota -, un esame obiettivo delle disposizioni a tutela della persona, contenute nell’ordinamento giuridico del nostro Paese, fa concludere che esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio”.

“Si rischiano derive liberticide con cui si colpiscono legittime opinioni”

Per questo i vescovi guardano “con preoccupazione alle proposte di legge attualmente in corso di esame presso la commissione Giustizia della Camera dei deputati contro i reati di omotransfobia: anche per questi ambiti non solo non si riscontra alcun vuoto normativo, ma nemmeno lacune che giustifichino l’urgenza di nuove disposizioni”. Anzi, affermano i vescovi, “un’eventuale introduzione di ulteriori norme incriminatrici rischierebbe di aprire a derive liberticide, per cui – più che sanzionare la discriminazione – si finirebbe col colpire l’espressione di una legittima opinione, come insegna l’esperienza degli ordinamenti di altre Nazioni al cui interno norme simili sono gia’ state introdotte”.

“Serve confronto autentico e intellettualmente onesto”

Insomma, la Chiesa è contraria a ogni forma di discriminazione ma teme l’utilizzo improprio di leggi per giustificare la limitazione della libertà personale, delle scelte educative, del modo di pensare e di essere, dell’esercizio di critica e di dissenso. Piuttosto che reprimere bisogna prevenire, è il punto di vista della Cei. “Crediamo fermamente che, oltre ad applicare in maniera oculata le disposizioni già in vigore, si debba innanzitutto promuovere l’impegno educativo nella direzione di una seria prevenzione, che contribuisca a scongiurare e contrastare ogni offesa alla persona. Su questo non servono polemiche o scomuniche reciproche, ma disponibilità a un confronto autentico e intellettualmente onesto. Nella misura in cui tale dialogo avviene nella libertà, ne trarranno beneficio tanto il rispetto della persona quanto la democraticità del Paese”, concludono i vescovi.

Businarolo (M5S): “Sorpresa da reazione vescovi”

Dal canto suo, Francesca Businarolo (M5S), presidente della commissione Giustizia della Camera, reagisce stizzita alla nota della Cei. “Sono molto sorpresa dalla reazione dei vescovi contro la legge sull’omotransfobia che stiamo discutendo in commissione. Affermare, come fanno i vescovi italiani, che ‘esistono già adeguati presidi’ per contrastare questo fenomeno significa non voler prendere atto di una dura realtà di discriminazione nei confronti della quale noi sentiamo la responsabilità politica ed etica di intervenire“. Una reazione, quella della Businarolo, che sembrerebbe non aver colto il punto della questione sollevata dalla Cei: la limitazione delle libertà personali e di opinione in nome di una presunta buona causa.

Adolfo Spezzaferro

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