Padova, drammatica storia di un infermiere: “Dopo il vaccino ho spasmi e la pelle che brucia, perderò il lavoro”


Da Il Paragone – Michele Pavan ha 45 anni ed è di Cittadella di Padova. È un’altra della persone, tante, troppe, che ha subito effetti avversi in seguito al vaccino anti Covid. Ha raccontato a La Verità la sua storia e l’incubo in cui è sprofondato dopo l’inoculazione. Michele Pavan fa parte degli invisibili. Quelli che in seguito al vaccino hanno riportato danni e effetti avversi gravi e sono stati abbandonati, per timore che le loro esperienze potessero in qualche modo fermare la macchina vaccinista messa in moto da Speranza&Co.

Ma le loro storie vanno raccontate. Noi lo facciamo dalla prima ora, e continueremo a farlo. Soprattutto ora, che di tempo ne è passato abbastanza per vedere anche i primi esiti a lungo termine. “È stata una cosa devastante, avevo crisi respiratorie, fitte al cuore, spilli in tutto il corpo come se la mia pelle andasse a fuoco”.

Racconta Michele Pavan: “Mi sentivo come se pesassi cinque quintali. Non avrei mai potuto immaginare una cosa simile, eppure faccio l’infermiere, ho lavorato in ospedale per più di vent’anni. È passato più di un anno dalla prima dose che mi ha rovinato la vita. Il mignolo continua ad avere spasmi involontari. Dal 31 maggio 2021 i miei arti si contraggono senza che possa farci nulla”. Michele lavorava nel reparto di psichiatria, anche lui avendo una sola dose non può più tornare alla sua vecchia mansione, e così deve cercare di reinventarsi, mettersi in gioco in una nuova attività, nonostante ormai non sia più quello di prima.

“Ho iniziato a star male poco dopo l’iniezione”, dice Michele Pavan a La Verità. “Ho subito avvertito un forte dolore alla testa e mi sono mancate le forze. Avevo paura di fare il vaccino perché sono allergico ad alcuni farmaci, ma mi sono dovuto vaccinare comunque. Quando vai nel centro vaccinale agli operatori non interessa chi sei e cosa ti potrebbe succedere, l’importante è che tu ti faccia fare l’iniezione. Io ho assolto al mio dovere civico, ma ora perché vengo punito per questo?”. È in attesa che una commissione si riunisca per cambiargli il ruolo, non potendo più stare a contatto con i pazienti, dovrebbe andare in amministrazione, ma sembra che non sarà cosi.

“Dopo la malattia mi hanno messo in ferie d’ufficio, la mia ultima busta paga è stata di 330 euro, ormai non ho neanche più i soldi per comprarmi le medicine. Questo sistema, oltre che avermi abbandonato, mi ha portato alla fame, mi ha tolto la dignità. Io prima del vaccino vivevo del mio lavoro, non ho mai chiesto nulla a nessuno, e adesso? Sono in attesa di questa decisione, ma il medico del lavoro mi ha già detto che sarò licenziato”.

Gli hanno diagnosticato un long Covid da vaccino, che dopo 14 mesi non smette di tormentarlo e per questo Michele deve continuare a sottoporsi a visite specialistiche. “In pratica sono stato danneggiato dal Covid, pur non avendolo preso. Ormai i soldi sono finiti, ho prosciugato tutti i risparmi. Nessuno si interessa alla tua vita, anche se è stata completamente stravolta all’improvviso. Da un giorno all’altro ti ritrovi malato, non sai cosa fare e non c’è nessuno che ti aiuta. Ti ritrovi in una strada senza via d’uscita e per di più se ne parli, non vieni creduto, anzi, ti isolano”. Italexit continuerà la sua battaglia per la verità per Michele e per i tanti come lui.

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