Ora mangiare le banane è “sessismo”, delirio femminista contro la storica gara. Ma gli organizzatori se ne fregano (Video)


Da Il Primato Nazionale – Roma, 2 ago — Zaki e le mangiatrici di banane: fa già ridere così, ma vogliamo farvi ridere di più. Sì perché l’attivista ed ex carcerato egiziano è uno dei firmatari dell’imprescindibile raccolta firme, ultima delle gradi battaglie progressiste, contro la competizione delle mangiatrici di banane che verrà disputata a Monteprato in Nimis, provincia di Udine, oggi 2 agosto 2022.

La gara, di stampo chiaramente goliardico, è inserita nella cornice ancora più goliardica della Festa degli Uomini di Monteprato — che quest’anno raggiunge la 45esima edizione — e prevede che le sfidanti si inginocchino davanti a una fila di uomini mangiando delle banane che questi ultimi reggono all’altezza del loro bacino.

Le mangiatrici di banane fanno impazzire Zaki e le femministe 

La scoperta delle mangiatrici di banane ha suscitato il raccapriccio dei movimenti femministi e di personalità come Valentina Moro, della commissione Pari opportunità di Cividale del Friuli, ed Elena Tuan, attivista e blogger, che chiedono la cancellazione di questo «piccolo episodio agghiacciante». Tra i firmatari di maggior spicco figura per l’appunto Patrick Zaki, qui nei panni dello stereotipo del simp femminista che si siede ai banchi del corso di gender studies perché sa che è pieno di femmine.

La petizione

Si legge nel testo di presentazione della raccolta firme: «La questione della “Gara di mangiatrici di banane” non è l’ennesima trovata goliardica, simpatica, innocua il cui unico obiettivo è riempire il programma. Il punto della questione è: perché il programma di questa festa non è stato immaginato diversamente?». E ancora: «Perché ciò che è festa per l’uomo, o festa dell’uomo, si traduce in una forma di oppressione, denigrazione, oggettificazione e sessualizzazione per la donna e della donna?».

La mente corre subito a quegli edificanti teatrini, tanto in voga in ricorrenze come quella dell’8 marzo, che vedono i locali di strip maschile invasi da esemplari femminili urlanti nell’atto di umiliare se stesse nell’adorazione di glutei e pettorali oliati. Ma non chiamiamola sessualizzazione o oggettificazione del corpo maschile: quella è «liberazione della donna».

Gli organizzatori se ne fregano