Ora la sinistra avrà imparato la lezione? Gridare al “pericolo fascismo” non paga, anzi ottiene l’effetto contrario



Da Il Giornale – Più che il ferragosto fascista, quest’anno ci siamo sorbiti l’estate antifascista. I giornaloni italiani, infatti, ci hanno propinato articoli su articoli per spiegarci che Giorgia Meloni, mascella volitiva a parte, rappresenta la reincarnazione del Duce e che il suo partito, Fratelli d’Italia, non vede l’ora di marciare su Roma (rigorosamente con i treni in orario).

Enrico Lettaaiutato da influencer più o meno noti e cantanti in cerca di visibilità, non è stato da meno. Il manifesto di oggi, invece, ha pubblicato una foto della Meloni con il braccio sinistro teso e il titolo A noi. Perfino una certa stampa estera, vedi ad esempio la Cnn nelle ultime ore, ci ha dato dentro annunciando che quello che verrà sarà il governo più a destra dai tempi di Benito Mussolini.

Questa notte France Press ci ha ricordato che “il partito post-fascista di Giorgia Meloni è in testa” mentre Cnbc ha rincarato la dose affermando che “Giorgia Meloni e il suo partito di estrema destra, Fratelli d’Italia, vanno verso la vittoria alle elezioni in Italia”. E potremmo andare avanti così per righe e righe. Mesi e mesi a rispolverare lo spauracchio fascismo, morto e sepolto 80 anni fa, hanno ottenuto un unico risultato eccezionale: far stravincere Fratelli d’Italia.

La prima polemica è stata quella relativa alla fiamma tricolore presente nel simbolo del partito. Pur di criticarla, è stata rispolverata anche la vecchia balla che vorrebbe il trapezio (oggi un mero simbolo grafico) presente alla sua base a simboleggiare la bara di Mussolini. In realtà, spiega Giulio Baghini, uno dei fondatori dell’Msi: “La storia che il trapezio rappresenti la bara del Duce si diffuse dopo, ma non era nelle nostre intenzioni iniziali.

Anche la diceria per la quale la sigla del Msi volesse dire ‘Mussolini sei immortale’ è una delle tante leggende nate nell’ambiente, ma non risponde al vero”. Poco importa, però. L’importante è colpire Giorgia. Oggi Die Zeit afferma che la vittoria della Meloni non rappresenta il ritorno del fascismo in Italia perché “il fascismo (…) in Italia non è mai andato via. Era sempre lì. Ad esempio a Predappio, paese natale di Benito Mussolini.

C’è il mausoleo del Duce, lì i fascisti hanno potuto incontrarsi indisturbati in tutti i decenni del dopoguerra e fare il saluto romano sulla tomba del loro capo, ci sono negozi con innumerevoli cimeli fascisti, nazionalsocialisti. Un problema? No, è solo un negozio di souvenir, vende solo souvenir”.

In realtà, come ha giustamente sottolineato Pietrangelo Buttafuoco in un’intervista a La Repubblica di oggi, la Meloni “non è erede del Msi. L’abbandono della casa del ‘padre’ era avvenuto già a Fiuggi. Giorgia non viene dal Fronte ma da ‘Azione giovani’. Dio, patria e famiglia è l’ideale mazziniano, prima ancora che mussoliniano. La sua è la generazione Tolkien, non l’italia post o neofascista che rispunta dalle ‘fogne'”.

La Meloni e il suo partito hanno fatto i conti con il passato (pur con qualche scivolone come il caso Romano La Russa) fin dai tempi di Gianfranco Fini e pure l’Msi, pur avendo al suo interno la gran parte dei “repubblichini”, si è sforzato di essere una cosa nuova, diversa, rispetto al fascismo. Piaccia o no, Fratelli d’Italia ora è pronto a governare. Come un partito di destra moderno e non in orbace, come qualcuno teme (o, forse, auspica pur di vendere qualche copia in più).

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