Omicidio stradale a Porto Recanati, l’avvocato dal marocchino attacca Salvini: “Si esprime come un ultras”





Nel primo pomeriggio si saprà se Marouane Farah – il trentacinquenne marocchino che con la sua Audi ha travolto la Peugeot su cui viaggiavano Gianluca Carotti e Elisa Del Vicario – sarà assegnato ai domiciliari o se dovrà attendere in carcere il processo per omicidio stradale plurimo. Questa mattina il magistrato si è recato all’ospedale di Civitanova Marche, dove è ricoverato il marocchino, per l’udienza di convalida dell’arresto. Il ragazzo, che viene descritto in condizioni psicologiche devastate, ha raccontato di non ricordare bene l’accaduto ed avrebbe ribadito quanto già detto al suo avvocato, Vando Scheggia. Ossia che ricorda di aver sorpassato un’auto e poi di aver visto un fascio di luce prima dello schianto. Nel corso dell’udienza, che si è conclusa con la convalida dell’arresto, è emerso che il tasso alcolemico nel sangue del trentacinquenne non era di 1,50, bensì di 1,80 e che lo stesso Farah ha ammesso di aver fumato hashish. “Ho fumato perché fumo sempre, sono marocchino e fumare hashish è normale per me” – sarebbero state le sue parole.


I rilievi effettuati dalla Polizia Stradale e le testimonianze, comunque, non lasciano alcuno spazio a dubbi: l’Audi ha invaso la corsia opposta.

Intanto, in attesa di un pomeriggio in cui in provincia di Ancona si celebreranno i funerali della coppia, in provincia di Macerata un giudice sarà chiamato a stabilire se quel ragazzo, con precedenti di droga e violenza, potrà attendere il processo ai domiciliari. La giustizia non è fatta di ipotesi, ma rimane difficile pensare che Farah sarà scarcerato e, esclusi colpi di scena, per lui si apriranno le porte del carcere quando non avrà più bisogno delle cure ospedaliere. Soprattutto in considerazione del fatto che era al volante con un tasso alcolemico di tre volte superiore al consentito e dopo aver provocato un altro incidente a Porto Recanati.

Il legale Vando Scheggia, che chiaramente non ha eccepito nulla sulla convalida dell’arresto, ha tuttavia richiesto che la misura da adottare fosse quella dei domiciliari, in considerazione del fatto che la misura si applica per scongiurare la reiterazione del reato e il pericolo di fuga e che, quindi, Farah ai domiciliari non potrà utilizzare l’auto e nemmeno scappare. Lo stesso legale, in una intervista rilasciata a Il Resto del Carlino e pubblicata sull’edizione odierna del quotidiano bolognese, ha commentato anche le reazioni scatenate da quanto provocato dal suo assistito. Concentrandosi, in particolare, sulla figura del Ministro dell’Interno, Matteo Salvini. “E’ la prima volta nella mia lunga vita  – ha detto l’avvocato – che sento un ministro degli Interni esprimersi in questo modo, degno del capo di una curva allo stadio. Prima Salvini rientra nei ranghi che competono a un ministro e meglio sarà per gli italiani”. Il riferimento è ai termini usati da Matteo Salvini in riferimento a Marouane Farah, con Scheggia che aggiunge: “Per stare in carcere ci vuole una sentenza di condanna possibilmente passata in giudicato. Se pensiamo che i processi servono, allora ci vogliono anche gli avvocati. Se invece vogliamo accettare i processi a furor di popolo, allora lasciamo che tutti vengano giudicati in base agli umori del popolo”.

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