Nuoto, storica svolta della Fina: “I maschi biologici non possono più gareggiare nelle categorie femminili”





Da Il Primato Nazionale – Roma, 20 giu — Tempi duri per i nuotatori trans che speravano di far man bassa di premi gareggiando contro le donne, nonostante il loro Dna e corpo maschile: in un sussulto di lucidità mentale la Federazione internazionale di nuoto (Fina) ha infatti votato contro la possibilità alle atlete transgender di gareggiare nelle competizioni d’élite femminili.

Impedendo così ai maschi biologici affetti da disforia di genere di distruggere i sogni, le speranze e gli anni di sacrifici delle donne o ragazze in gara. Da ora in poi, quindi, a nuotatori come Lia Thomas non sarà più permesso di competere ad armi clamorosamente impari contro le atlete biologicamente femmine.


Nuoto, mai più atleti trans nelle categorie femminili

Stando alle nuove direttive emanate, un nuotatore trans potrà accedere alle gare femminili unicamente se ha completato la transizione di genere entro i 12 anni di età. Eventualità che risulta attualmente non solo remota, ma anche orripilante, perché significherebbe consentire l’inizio del percorso di transizione a bambini di nemmeno dieci anni.

La decisione è stata votata con il 71,5 per cento dei favorevoli da 152 membri della Fina. Prima della votazione la Fina si era consultata, in un incontro preliminare avvenuto o scorso novembre, con un gruppo scientifico composto da medici — con una netta prevalenza di endocrinologi — e da esperti di legge e di discriminazioni, producendo infine una nuova «politica di inclusione di genere» che entrerà in vigore oggi 20 giugno.

«Il sesso biologico è un determinante chiave delle prestazioni atletiche», si legge nel documento, e «il divario che si crea in esse è dovuto anche alle differenze di sesso che emergono all’inizio della pubertà».

Una categoria a parte

Non solo: il prossimo obiettivo della Fina sarà quello di istituire una nuova categoria per i nuotatori trans, e a tale scopo è in fase di creazione un gruppo di lavoro che nei prossimi 6 mesi sarà in grado di definirne le modalità. «Dobbiamo proteggere i diritti dei nostri atleti a competere, ma dobbiamo anche proteggere l’equità competitiva nei nostri eventi, in particolare la categoria femminile alle competizioni Fina», ha dichiarato il presidente della Fina Husain Al-Musallam.

«Non voglio che a un atleta venga detto che non può competere ai massimi livelli», ha proseguito. «La creazione di una categoria aperta significherà che tutti avranno l’opportunità di competere a livello d’élite. Questo non è mai stato fatto prima, quindi la Fina dovrà aprire la strada».

Cristina Gauri

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