Nordio contro l’inciucio giallorosso: “Dovevamo votare, gli italiani non sono cretini. M5s e Pd? Nuovo Medioevo”





di Pietro Senaldi – Procuratore Nordio, leggo i suoi articoli sul Messaggero: da liberale è diventato leghista?
«No. Io mi iscrissi alla Gioventù Liberale nel 1963, anche se restituii la tessera appena entrato in magistratura. Nella mia vita ho cambiato tante idee ma non quella liberale».


Sul tema dell’ immigrazione però è molto salviniano, come mai?
«Più che salviniano sono legalitario. Dai tempi di una legge di sinistra di vent’ anni fa, la Turco-Napolitano, i princìpi sono gli stessi: in Italia si entra con il permesso; se ne sei privo, vieni respinto alla frontiera; se sei espulso e non te ne vai, commetti un reato. Salvini ha avuto il coraggio di applicarla concretamente perché, almeno fino a Minniti, era rimasta sulla carta. Che poi Salvini si esprima in modo talvolta rude e pittoresco credo faccia parte del suo carattere. Personalmente lo preferirei più istituzionale».

Hanno fondamento le incriminazioni nei confronti dell’ ex ministro dell’ Interno per sequestro di persona o per aver detto che la capitana Rackete favorisce l’ immigrazione clandestina?
«Secondo me nessuno. Del resto, la stessa Corte Europea dei diritti dell’ Uomo ha stabilito che lo Stato di approdo urgente ha il dovere di assistenza, ma non di accoglienza».

Come possiamo difenderci dalle Ong straniere che scaricano profughi sul nostro territorio?
«Penso che si debba coniugare la solidarietà e il realismo in un modo semplice e legale, in attesa che venga modificata l’aberrazione dell’ accordo di Dublino: si obblighino i migranti a depositare la domanda di asilo nelle mani del comandante delle navi delle Ong. Egli a tutti gli effetti è pubblico ufficiale dello Stato di bandiera. A quel punto, potremmo anche fare sbarcare i profughi temporaneamente da noi, salvo trasferirli subito nello Stato di primo approdo dove è stato depositato il documento, perché questo dice proprio il trattato di Dublino».

Da osservatore, pensa che la politica sull’ immigrazione dell’ Italia cambierà con il nuovo governo giallorosso?
«Bel problema. Conte e Di Maio dovrebbero rinnegare loro stessi, e per di più la misura sarebbe molto impopolare. Credo che alla fine ritoccheranno i decreti sicurezza secondo i rilievi di Mattarella, ma non intaccheranno la ratio della norma. Sarà comunque la decisione più difficile per il nuovo esecutivo».

Il fatto che il nuovo ministro dell’ Interno sia un prefetto, cioè un tecnico, limiterà l’ azione politica del Viminale?
«Questo no. La ministra Lamorgese, che abbiamo conosciuto come prefetto a Venezia, è una delle migliori dirigenti del settore, ha grande esperienza, straordinaria intelligenza e determinazione. Piuttosto c’ è da domandarsi perché, per una posizione così importante, il governo non abbia avuto il coraggio di scegliere una personalità politica. Certo è un segno della sua debolezza e delle sue difficoltà».

Quali sono i limiti che si possono mettere ai flussi migratori?
«I limiti legali sono quelli delle leggi esistenti, i cui principi, ripeto, sono sempre quelli della legge Turco-Napolitano. I limiti umani, e razionali, sono quelli dei numeri: quanti ne possiamo accogliere e mantenere? E delle decine di milioni di africani che premono per migliorare le loro condizioni economiche che ne facciamo? Su questi punti occorrerebbero risposte chiare».

Il decreto sicurezza bis è anticostituzionale?
«Nella sostanza no, ma alcune parti, come le sproporzioni delle sanzioni e l’incertezza di alcune fattispecie, potrebbero esserlo. Sono i punti evidenziati da Mattarella, e credo che saranno modificati». […]

Il leader leghista voleva votare, il nuovo governo è nato solo per evitare che egli vincesse: siamo destinati a un esecutivo di legislatura o Salvini potrebbe avere un asso nella manica?
«L’asso nella manica di Salvini potrebbe essere proprio il nuovo governo. Perseguendo programmi incompatibili, avendo un alto tasso di litigiosità, e comprendendo forze assai eterogenee, l’ alleanza tra M5S e Pd potrebbe fallire clamorosamente. A quel punto Salvini andrebbe al 60%, come disse il segretario democratico Zingaretti quando prospettò la necessità di votare subito». […]

Da storico qual è: siamo oltre il trasformismo?
«Sarebbe lungo spiegare il significato di questa parola nella nostra storia. Diciamo che Conte aveva dichiarato chiusa la sua esperienza politica, e Zingaretti aveva chiesto discontinuità anche personale. Poi si è visto. Questi non sono trasformismi, sono espedienti giuridicamente leciti per evitare elezioni politicamente necessarie».

Crede che gli elettori puniranno due partiti che si insultano da matti e poi si alleano?
«Se lavoreranno bene no. Ma dubito che possano lavorare bene insieme».

Il Pd ha detto chiaramente che non si è votato per non far vincere Salvini, il quale avrebbe portato l’ Italia verso una deriva autoritaria: ma si può negare il voto per difendere la democrazia?
«Come ho detto, dal punto di vista costituzionale certo si può. In realtà Cuperlo, una delle loro menti migliori, ha ammesso in tv che una ragione determinante è stata quella di non far vincere le destre. Ripeto, perfettamente legittimo. Ma per favore, non prendeteci per cretini…».

Salvini, uomo forte e che voleva pieni poteri, rappresentava davvero un rischio per la democrazia o questo allarme è solo figlio della propaganda dell’ opposizione?
«Non credo proprio che Salvini fosse e sia un rischio per la democrazia. È un ritornello petulante che ci sentiamo ripetere da più di vent’ anni, da quando è arrivato Berlusconi, e maschera una straordinaria povertà di cultura e di argomentazioni politiche. Che poi l’ espressione “pieni poteri” sia stata infelicissima è un altro paio di maniche». […]

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