Non illudiamoci, l’Italia è commissariata: niente elezioni, niente democrazia. Mattarella ha già pronto il Draghi-bis



Da Il Primato Nazionale – Roma, 15 lug – Nessuna illusione, la poltrona non la mollano, semmai la trasformano in sofà. Resteranno così, spiaggiati fino alle prossimi elezioni politiche, a 2023 inoltrato. Mario Draghi non ha davvero mollato, si è solo stufato di non avere le mani libere a Palazzo Chigi. Stiamo già assistendo alla retorica sull’insostituibilità del premier acclamato a furor di media, deus ex machina di un’armata Brancaleone incapace di pensarsi politica, commissariata e felice. E’ insomma tutto pronto per il Draghi bis.

Il Draghi bis è pronto, nessuna illusione

Certo, anche l’imponderabile può accadere, non abbiamo la sfera di cristallo. Ma se osserviamo le mosse incrociate e il peso di chi le attua, appare del tutto chimerico l’addio definitivo del premier. Benché le parole pronunciate da Draghi non lascino supporre ripensamenti, le sue dimissioni sono state di fatto congelate da Mattarella.

Parlamentarizzare la crisi significa di fatto vincolare le forze che compongono la maggioranza al pronunciamento, che in questo caso implica una soluzione alternativa a un governo retto da questo primo ministro. Nessun partito sembra averla, perché l’unica proponibile sarebbe chiedere il ritorno alle urne. E le urne sono lo spettro che tutti vogliono scacciare, fatta eccezione per una manciata di improvvisati battaglieri, tanto saldi nelle proprie convinzioni quanto pronti a rivederle in un baleno.

In politica il trascorrere del tempo non si misura con un orologio qualunque, cinque giorni sono un’eternità e da qui a mercoledì assisteremo a un turbinio di giochi di palazzo. Trattative, riunioni, incontri, fughe e ritorni. Taglia e cuci gattopardeschi, pur di restare a galla.

Il Draghi bis è pronto, nessuna illusione

Certo, anche l’imponderabile può accadere, non abbiamo la sfera di cristallo. Ma se osserviamo le mosse incrociate e il peso di chi le attua, appare del tutto chimerico l’addio definitivo del premier. Benché le parole pronunciate da Draghi non lascino supporre ripensamenti, le sue dimissioni sono state di fatto congelate da Mattarella. Parlamentarizzare la crisi significa di fatto vincolare le forze che compongono la maggioranza al pronunciamento, che in questo caso implica una soluzione alternativa a un governo retto da questo primo ministro. Nessun partito sembra averla, perché l’unica proponibile sarebbe chiedere il ritorno alle urne. E le urne sono lo spettro che tutti vogliono scacciare, fatta eccezione per una manciata di improvvisati battaglieri, tanto saldi nelle proprie convinzioni quanto pronti a rivederle in un baleno. In politica il trascorrere del tempo non si misura con un orologio qualunque, cinque giorni sono un’eternità e da qui a mercoledì assisteremo a un turbinio di giochi di palazzo. Trattative, riunioni, incontri, fughe e ritorni. Taglia e cuci gattopardeschi, pur di restare a galla.

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