“Noi contro questo governo razzista e xenofobo”: è pronto il “golpe” della magistratura rossa eversiva




 – Le parole sembrano pronunciate da qualche leader dell’opposizione. E invece no. Sorpresa: a scandire un attacco furibondo al governo gialloverde è una delle voci più titolate della magistratura italiana. È Maria Cristina Ornano, segretario di Area, la componente di sinistra delle toghe italiane, a rendere incandescente il congresso della corrente. La sua relazione è un susseguirsi di giudizi affilatissimi: «La Lega, partito di matrice leaderistica, declina la sua offerta politica in chiave nazionalista, sovranista, populista, razzista e xenofoba».


Ai 5 Stelle va un po’ meglio: «Il Movimento 5 Stelle, non esente anch’esso da spinte leaderistiche, trova la sua legittimazione nella base della piattaforma Rousseau e su un consenso tutto giocato sul terreno di una politica populista».

Può parlare in questo modo un magistrato chiamato ad amministrare la giustizia in nome del popolo italiano? Tutto il popolo italiano? Eccome se può: questo è accaduto a Roma nei giorni scorsi, nell’adunata di quelle che un tempo si chiamavano le toghe rosse e oggi fanno capo ad Area. Ornano è inarrestabile e si produce in una serrata analisi del contratto di governo che regge l’inedita e traballante alleanza fra i due partner: «Nel nostro Paese abbiamo assistito ad un fenomeno nuovo, un contratto di governo, che a ben vedere pare un non senso politico». E perché mai? «Perché – è la pronta risposta – se la politica è mediazione e sintesi anche fra posizioni distanti e diverse, non è dato comprendere come questo possa accadere nella logica del do ut des».

Giudizio severo, ma la vera questione è un’altra: a che titolo un magistrato può dare voti, tutti naturalmente bassissimi, alla Lega, ai 5 Stelle e all’esecutivo?

Domanda posta in diretta da Claudio Rinaldi per Quarta Repubblica, il programma di Nicola Porro andato in onda lunedì sera; ma la replica, davanti alle telecamere è disarmante: «Le mie sono valutazioni tecnico giuridiche».

Un diluvio di scomuniche e anatemi accolti, a quanto sembra, senza particolari scossoni dalla folta platea proveniente da tutta Italia, anche se qualche imbarazzo si coglie nel servizio girato da Rinaldi. Avanti, dunque, con fulmini e saette: «Il parlamento appare essere sempre meno quel luogo, disegnato dalla Costituzione repubblicana, di confronto e di sintesi fra le diverse opzioni politico-culturali, per assumere sempre più spesso un ruolo notarile di ratifica di decisioni già prese dal Governo, o peggio, in taluni casi, altrove».

Ornano punta il dito contro il già bersagliatissimo Forum delle famiglie di Verona, poi infilza «buona parte delle politiche governative», bocciando una raffica di provvedimenti: «Decreto sicurezza, autodifesa legittima, riforma delle autonomie, sicurezza bis, decreto Pillon». Ma questa contrarietà, spiega il segretario di Area, non è preconcetta, ma nascerebbe dalla «problematica compatibilità costituzionale di questi interventi normativi».

La difesa della Costituzione giustificherebbe quindi una serie di plateali interventi a gamba tesa. Ornano anticipa eventuali obiezioni: la linea dura «non intacca la nostra imparzialità e terzietà perché ci rende leggibili». E può quindi lanciare la scomunica finale: «L’opzione securitaria porta con se un progetto e una visione di società in cui noi magistrati progressisti non possiamo riconoscerci perché é un progetto che postula una società chiusa». Non è una sentenza. È una condanna.

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