No, non è uno scherzo: gli italiani dovranno pagare stipendi e indennità agli insegnati ucraini


Da Il Paragone – Stando a quanto emerge dall’ultimo rapporto Eurydice sugli stipendi e le indennità di insegnanti e capi di istituto in Europa, l’Italia è, ovviamente, negli ultimi posti della classifica. Lo sanno bene i docenti italiani che ogni giorno mettono piede in classe e si ritrovano a fine mese con una miseria sul conto in banca. E dà ancora più fastidio se si vede la differenza con gli altri Stati europei, dove il ruolo del docente è considerato importante e retribuito lautamente di conseguenza.

Bene, mentre i nostri insegnanti fanno la fame, viene fuori che con il primo decreto cosiddetto “Aiuti”, convertito in legge il 15 luglio 2022, è stato previsto uno stanziamento per il sostegno finanziario in favore di chi? Dei nostri professori? No, degli insegnanti dell’Ucraina. Lo fa sapere il Mef in una nota: “In attuazione di questa norma, oggi il Ministro dell’Economia e delle finanze Daniele Franco e il Ministro ucraino delle finanze Serhiy Marchenko hanno perfezionato l’accordo di finanziamento.

Le risorse (200 milioni di euro) sono destinate al pagamento dei salari del personale delle scuole ucraine. Si tratta di un finanziamento parallelo al programma della Banca Mondiale denominato PEACE (Public Expenditure for Administrative Capacity Endurance in Ukraine), che ha come obiettivo garantire la continuità amministrativa e dei servizi essenziali dello Stato ucraino. Il prestito, che sarà gestito da Cassa Depositi e Prestiti, sarà soggetto agli stessi standard di monitoraggio, audit e controllo del programma PEACE e sarà oggetto di successiva rendicontazione al Parlamento”.

Conclude la nota del Mef: “Le condizioni del prestito, che non prevedono oneri per interessi, sono coerenti con la moratoria annunciata il 20 luglio scorso dagli altri ministeri delle finanze dei Paesi del G7”. Bene, a questo punto è bene tornare al rapporto Eurydice e precisare che “gli stipendi iniziali degli insegnanti italiani si collocano nel range tra 22.000 e 29.000 euro lordi annui.

Più alti, tra 30.000 e 49.000 euro, sono quelli degli insegnanti in Belgio, Irlanda, Spagna, Paesi Bassi, Austria, Finlandia, Svezia, Islanda e Norvegia. Infine, stipendi superiori a 50.000 euro si registrano in Danimarca, Germania, Lussemburgo, Svizzera e Liechtenstein, tutti paesi con un alto PIL pro capite”. Per quanto riguarda l’importo e il tempo necessario per gli aumenti di stipendio legati alla progressione di carriera, si registrano sostanziali differenze tra i paesi europei.

“Ci sono Paesi come l’Italia in cui gli insegnanti anche con una significativa anzianità di servizio raggiungono modesti aumenti di stipendio. Per quanto riguarda i cambiamenti negli stipendi tabellari durante gli ultimi anni, dal rapporto risulta che nel 2018/19 e 2019/20, gli insegnanti hanno visto aumentare i propri stipendi nella maggior parte dei sistemi educativi, ma in Italia il potere di acquisto degli insegnanti è rimasto più o meno lo stesso negli ultimi cinque anni”. Non è meglio pensare prima ad aumentare gli stipendi dei nostri insegnanti invece che pagare quelli degli altri Stati?

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