Renzo De Felice tra nazismo e fascismo

Di Graziano Bruno- L’analisi di Renzo De Felice a cui si dedicò dal 1960 fino al 1996, anno della sua scomparsa, è stata tra le più discusse e controverse per le conclusioni.
Lo storico De Felice identificò una serie di nette differenze tra fascismo e nazismo.
Inoltre sostenne il compito di Benito Mussolini di trasformare la società e l’individuo verso una direzione mai sperimentata e realizzata, mentre il nazional-socialismo si poggiò, a suo parere, sui valori più tradizionali ed antichi della società tedesca.

Renzo De Felice tra nazismo e fascismo, fu uomo di destra o di sinistra?

Per Renzo De Felice il fascismo era frutto di un’idea rivoluzionaria, mentre caratteri conservatori e reazionari erano solo del nazismo.

Nicola Tranfaglia, invece, ritiene che l’ esperienza del ventennio debba essere catalogata come totalitarismo imperfetto, a causa degli ostacoli trovati da Mussolini (chiesa, esercito e monarchia). Lo stesso Tranfaglia afferma che Mussolini da tempo aveva preparato l ‘entrata in guerra poiché tale esito era insito nella natura stessa del regime, che aveva manipolato le coscienze attraverso la comunicazione e la repressione.

Infatti De Felice partendo dalla disequazione tra Italia e Germania arrivò ad ipotizzare una tesi differente, ovvero una certa contrarietà del Duce all’ entrata in guerra e più in generale ad una politica estera aggressiva. Fu un uomo di sinistra che poi divenne di destra.

Le 2 teorie storiografiche inconciliabili tra di loro

L’8 settembre la definì come la morte della patria poiché la quasi totalità degli italiani rimase in balia degli eventi e le esperienze della Resistenza e della Repubblica di Salò furono vissute da due minoranze.

Queste tesi del tanto discusso storico fecero la loro comparsa all’ inizio degli anni’70, in un contesto culturale sulla spinta di eventi nazionali e mondiali che tendevano a re-ideologizzarsi.

La condanna politica a Mussolini

Molti storici considerano impossibile parlare della storia del fascismo senza fare una condanna politica a Mussolini.
I neorevisionisti ribattono che un valore giusto ed importante alla DEMOCRAZIA debba essere l’anticomunismo, una posizione che da noi diventa inconciliabile con persone legate ad ambienti culturali della sinistra.

Ergo, da tempo la posta in gioco del dibattito tra storiografia e revisionismo non è più un accertamento dei fatti, ma un’egemonia culturale.

G.B.

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