Angolo quotidiano: il colonnello Gheddafi, pericolo internazionale e la prova di Regan.

Di Graziano Bruno– Due furono le immagini che mi sono rimaste impresse del Colonnello Gheddafi.
La prima, la foto che risale al primo settembre del 1969, dove veniva riportato in divisa, chinato in ginocchio in preghiera sulla sabbia. L’ altra, scattata in abiti da beduino, in un atteggiamento di sfida, per difendere quella che fu la sua rivoluzione, 42 anni prima, in un atteggiamento che diceva: “lotterò fino alla morte”.

Tra queste due diapositive, che fecero il giro di tutti i canali tv del mondo, ci sono 42 anni di regime e di pugno di ferro. Il giovane ardente rivoluzionario dalle “belle speranze” ( per i politici filo occidentali) fece intuire fin dall’inizio che avrebbe dato filo da torcere, e che non avrebbe seguito le orme del Re Idris. Deciso ad affermare una supremazia araba, fu seguace ed ammiratore del Presidente Egiziano NASSER.

Il colonnello Gheddafi: il pericolo internazionale incastrato da Regan

Credettero all’ inizio, che il giovane rivoluzionario potesse seguire un certo tipo di politiche, ma ben presto Gheddafi divenne un pericolo internazionale. Nel 1986 fu accusato dell’ attentato nella discoteca “La Belle” in Germania. Per la sua ricchezza era finanziatore di gruppi rivoluzionari sub sahariani. Non solo, anche dell’ esercito Repubblicano d’Irlanda!

La prova di Regan

Nel 1988, il Presidente Ronald Regan , che l’aveva soprannominato cane pazzo l’accusò pubblicamente. Con documenti alla mano come prova, Regan lo incastrò di esser stato il mandante dell’atto terroristico (Lockerbie) in Scozia. In quella situazione, proprio nell’ aereo della PANAM persero la vita ben 270 persone.
Da allora, isolato da tutta la comunità internazionale, cominciò i suoi discorsi sempre più esaltanti ed apocalittici contro gli Usa e Israele.

Causa: malcontento popolare, desiderio di rinnovamento.

Schieramenti: consiglio nazionale libico (oggi riconosciuto da oltre 100 Nazioni); milizie anti Gheddafi, tribù libiche, berberi, Nazioni Unite, Emirati Arabi Uniti, Tunisia, Egitto, Sudan, Giordani, Svezia. Contro: Giamahiria araba libica, esercito regolare libico, milizie pro Gheddafi. 50 mila civili morti: il bilancio della guerra. Esito: rovesciamento del governo Gheddafi.

I fattori scatenanti

Il Paese, dopo aver vissuto una prima insurrezione popolare (conosciuta come Rivoluzione del 17 febbraio), nata sull’ onda “della Primavera araba” della Tunisia e dell’Egitto,  in poche settimane, conobbe lo sbocco in un conflitto civile. Questo colpì non solo i Paesi Arabi, ma anche quelli come la Repubblica Islamica dell’Iran.

All’ inizio, le proteste si palesarono con cortei, scioperi e manifestazioni fino ad arrivare ad atti estremi, come suicidi!
È fatto notorio che l’immagine si diffuse in tutte le zone del mondo, anche tramite social (Facebook e Twitter). Contribuirono alla diffusione la corruzione, la totale assenza di diritti umani e l’assenza delle libertà individuali. Non mancarono la violenza del regime e la totale mancanza di interesse per le condizioni di un popolo. Dalla povertà estrema alla fame più dura, furono le leve scatenanti.

Le 140 tribù che si contendono il paese

È doveroso ricordare che, da questa insurrezione, gruppi di fanatici terroristi ed estremisti (ecco perché l’immigrazione andrebbe non controllata). Se ne approfittarono i “Fratelli Musulmani” che con trucchi, inganni ed intimidazioni, violenze terribili ed inaudite, presero il potere in alcuni territori della vasta ed enorme Libia, introducendo e portando in vigore regole e leggi. E oggi la situazione è peggiorata: 140 le tribù si contendono le sorti del Paese.

Graziano Bruno con la collaborazione di Paola Pieroni

Segui le nostre notizie su Facebook e su Twitter