Nessun nesso tra la Lega e la vendita dell’immobile a Cormano: solo fango della magistratura eversiva di sinistra


Di Cristiana Lodi-Supponiamo che l’accusa abbia ragione. E che davvero i commercialisti arrestati (due dei quali con incarico amministrativo per conto della Lega alla Camera e al Senato) abbiano davvero gonfiato il prezzo nella compravendita del capannone di Cormano da destinare a Lombardia film commission. Ipotizziamo che il quartetto abbia realmente comprato l’immobile a 800mila euro nonostante esso ne valesse la metà, allo scopo di spartirsi il plusvalore e/o drenare parte del milione di fondi pubblici ottenuti dalla Regione stessa per acquistare il capannone in oggetto. Immaginiamo sia tutto vero e che i reati contestati (peculato e turbativa) reggano. Fosse anche tutto vero, esiste qualcuno che ci dica cosa c’entri in tutto questo la Lega?

Quale sarebbe il legame fra il partito di Salvini e la compravendita del capannone? E soprattutto: qual è il nesso fra questo affaire e la storia dei 49 milioni di rimborsi elettorali spariti nel nulla e ai quali dà la caccia la procura di Genova, anche dopo che la Cassazione nel 2019 ha dichiarato prescritte le accuse per l’ex segretario del Carroccio Umberto Bossi e il suo tesoriere dell’epoca Francesco Belsito? I milioni (tanti) spariti restano confiscati e i magistrati li cercano da anni in lungo e in largo, a colpi di rogatorie e senza avere ancora rintracciato un centesimo. Cosa c’entra l’ipotetico drenaggio di soldi alla Regione mediante la compravendita del capannone da destinare a Lombardia film commission, con i 49 milioni e con la Lega?

Per chiarezza e anche per i profani spieghiamo inoltre che Lombardia film commission è una impresa, anzi una fondazione non-profit partecipata non solo da Regione Lombardia, ma anche dal Comune di Milano, dalla Fondazione Cariplo, nonché Unioncamere Lombardia. Con quale scopo? Citiamo testuale: «Promuovere sul territorio lombardo la realizzazione di film, fiction tv, spot pubblicitari, documentari e di ogni altra forma di produzione audiovisiva per aumentare la visibilità del territorio lombardo e diffondere l’immagine della nostra Regione in Italia e nel mondo». Possibile che l’ex presidente della fondazione, ossia Alberto Di Rubba, uno dei commercialisti arrestati e con incarico alla Camera supportato dal tesoriere del partito di Salvini, Giulio Centemero (che non è indagato), abbia potuto agire e gonfiare il prezzo della compravendita truffando o sfuggendo all’occhio delle altre partecipate?

Un mistero che si perde nelle pieghe intricate dell’inchiesta. Ieri il gip di Milano, Giulio Fanales, ha interrogato (davanti ai pm che indagano) Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni, i due commercialisti vicini alla Lega agli arresti domiciliari dal 10 settembre. Gli altri due arrestati insieme con loro, hanno preferito il silenzio, rinunciando a presentarsi in Procura «per la troppa pressione mediatica», dice il loro difensore Massimo Dinoia. Nessun illecito, ma il pagamento di provvigioni legate a un’operazione immobiliare effettuata nella Bergamasca. Di Rubba e Manzoni, si difendono così. Giurano che le somme di denaro incassate dopo la compravendita del noto immobile a prezzi gonfiati, erano in realtà il regolare pagamento di provvigioni legate a un’altra operazione immobiliare effettuata da Andromeda, in provincia di Bergamo.

Andromeda è la società riconducibile a Michele Scillieri (uno dei commercialisti che ha scelto il silenzio e titolare dello studio milanese dove venne registrato il movimento “Lega per Salvini premier”).

Secondo quanto ricostruito dal pm Stefano Civardi e dal procuratore aggiunto Eugenio Fusco, in questa indagine intricata, Scillieri avrebbe rivestito un ruolo di primo piano nell’operazione. Andromeda ha infatti rilevato, a inizio 2017, il capannone di Cormano dalla Paloschi, società in liquidazione amministrata da Luca Sostegni (il presunto prestanome nella compravendita in carcere da metà luglio scorso a San Vittore per estorsione), per 400 mila euro.

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