Nella TV spazzatura di La7, in ogni talk-show è un tiro al bersaglio contro Salvini e Meloni: vogliono distruggere la destra


Di Franco Bechis – Fatto il primo turno, tocca al secondo. Ma non cambia il menù: fare affogare in un profondo sugo nero l’intero centrodestra con la sola eccezione di Forza Italia, perché il “Cavaliere Nero” non ha più la forza elettorale di un tempo.

Non si parla d’altro in ogni talk show tv che delle puntate dell’inchiesta di Fanpage che punta a dipingere di nero sia Giorgia Meloni che Matteo Salvini. Colpo all’uno e colpo all’altro, e poi ore di dibattito e indignazione come abbiamo visto giovedì sera nella trasmissione di Corrado Formigli e la sera dopo nel processino di Norimberga messo su alla bell’e buona da Lilli Gruber che con il poco tempo a disposizione ha schierato il collegio giudicante un po’ sgarrupato che è riuscita a mettere insieme.

Nell’udienza di qualche sera prima di un processo a tambur battente che si chiuderà con i ballottaggi alla Gruber è dal sen sfuggito anche un improvvido “neofascista” lanciato così, in scioltezza, all’indirizzo del mite Enrico Michetti, candidato sindaco di Roma del centrodestra.

Per fortuna che c’era l’onesto Carlo Calenda cui è scoppiato un sorriso davanti alla boutade: “Chi? Michetti? Ma va là, al massimo è un democristiano”. Ma questa campagna elettorale si sta giocando con armi pesanti, e ogni munizione sembra valere per ottenere il risultato. La peggiore cannonata è arrivata sabato scorso da Concita De Gregorio, che sostituisce proprio la Gruber nel week end, giunta a paragonare il duo Salvini-Luca Morisi alle Brigate rosse, che però secondo lei erano più coraggiose mettendo in gioco la propria vita. Se si mettessero insieme le castronerie pronunciate con aria severa dai conduttori dei talk show  divenuti surfisti sul fango nero, ne uscirebbe uno sciocchezzaio talmente monumentale che non verrebbe manco la pena scriverne.

Ma quel che sta accadendo è assai serio e non va sottovalutato. Allarme, sono sfascisti! E hanno tutta l’intenzione di sfasciare il centrodestra italiano usando la bandiera nera che già agitarono contro Silvio Berlusconi all’inizio, il giorno in cui dichiarò il suo voto virtuale per Gianfranco Fini sindaco di Roma. Sono trascorsi quasi 30 anni da allora, e sembra di essere tornati al giorno dopo.

Qualcuno dei lettori mi dirà: “ma l’inchiesta di Fanpage è assai seria”. Non avevo quella impressione vedendo la prima puntata che tanto scandalo ha fatto. Un filmato suggestivo, ben montato, che però girava intorno a due aperitivi elettorali del settembre scorso cui era stato presente un giornalista-attore con telecamera nascosta. Fin qui eravamo a un paio di scene che sembravano tratte dalle vecchie candid Camera di Nanni Loy, e in tempi più recenti di varie trasmissioni tv a cavallo fra show e notiziari. Nel mio piccolo anche io ne ho fatto uso per qualche trasmissione web che avevo titolato “Spy-Bec”.

In qualcuna ero riuscito a fare dire con telecamera nascosta a politici di destra, di sinistra e perfino del M5s (tesi il tranello anche ad Alessandro Di Battista) qualcosa di meno convenzionale, all’epoca delle registrazioni anche di assai sconveniente che davanti a una telecamera accesa nessuno di loro avrebbe mai detto. Ma l’inchiesta è un’altra cosa. Nella seconda puntata di Fanpage qualcosa di più complesso e di lunga preparazione si è in effetti visto, compresi incontri non di questa campagna elettorale, ma del 2019, anno che sembrava altra epoca. L’inchiesta si inizia a intuire, anche se i personaggi intorno a cui gira sembrano per lo più da operetta e difficilmente possono essere definite figure di primo piano del centrodestra.

Certo a sentire la ricostruzione di Fanpage sui plotoni neri di Meloni e Salvini, una cosa la posso dire con certezza: in 38 anni di mestiere non mi è capitato di trovare tanti fessi così in un solo colpo. Il più fesso di tutti- sempre secondo la ricostruzione degli inchiestisti- sembra essere il “Barone nero”, tale Roberto Longhi Javarini di cui ho appreso l’esistenza per la prima volta in questa occasione. Sarebbe l’anima nera e il capo delle truppe neofasciste che va in soccorso ora a Salvini ora alla Meloni per poi avere naturalmente i suoi bei vantaggi politici e finanziari. Secondo quello che è stato rivelato sarebbe stato avvicinato da un giornalista di Fanpage, che si è “travestito” e presentato con altra identità. A sentire la testata si sarebbe spacciato per una sorta di broker finanziario che rappresentava gruppi esteri desiderosi di finanziare l’anima nera, razzista e sovranista del centrodestra italiano. Grazie a questa finzione il Barone Nero si sarebbe ingolosito, portandolo con sé in tutte le sue avventure, e pavoneggiandosi per la rete di contatti importanti che era riuscito a mettere insieme dentro la Lega e dentro Fratelli di Italia. Capisco che la finzione possa durare qualche settimana, anche un paio di mesi durante una campagna elettorale in cui un possibile finanziatore fa gola ai più. Ma qui sarebbe durata la bellezza di tre anni. Trentasei mesi in cui il falso broker che voleva finanziare i partiti e movimenti estremi non tira fuori manco un euro, e nessuno si chiede come mai. Anzi, nella speranza che prima o poi apra il famoso borsellino se lo tirano sempre dietro in ogni incontro anno dopo anno senza mai battere cassa o metterlo alla porta davanti alle continue scuse. Ecco, nei miei 38 anni di esperienza professionale non ho mai incontrato fessi così. E di sicuro sono così rari che Fanpage deve avere avuto un colpo di fortuna di quelli che capitano ogni due secoli. Complimenti!

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