Nei cortei di sinistra non c’è il virus e nemmeno il rischio contagi. Cirinnà va in piazza a Roma con i trans


Di Hoara Borselli – È passata una settimana da quando è arrivata dal Viminale la direttiva firmata dalla Lamorgese sulla stretta per le manifestazioni e i cortei No Vax e No Green Pass. Finché durerà lo stato di emergenza, in “specifiche aree urbane sensibili, di particolare interesse per l’ordinato svolgimento della vita della comunità”, non si potranno fare manifestazioni.

La stretta vale solo per i cortei No vax?

Da ricordare bene anche questa data: fino al 31 dicembre, alcune zone come il quadrilatero della moda a Milano o piazza del Popolo a Roma, saranno chiuse alle manifestazioni di ogni tipo. Questi passaggi, condivisibili o meno, seguono una linea che demarca una netta presa di posizione verso i cortei rei di aver causato un’accelerazione dei contagi. Un significativo ’Fermi tutti’: in questi spazi non ci si può più muovere, non si può manifestare. Tutto apparentemente chiaro e semplice.

L’annuncio di Monica Cirinnà

Il paradosso antitetico però, il precedente che fa riflettere, lo lancia dalle sue pagine social la senatrice Monica Cirinnà che annuncia la sua presenza Sabato 20 Novembre ad un corteo: ‘Sarò in piazza, a Roma, per la Trans Freedom March, organizzata nel TDOR, il giorno in cui si ricordano le vittime dell’odio fondato sull’identità di genere. A tre settimane da quel vergognoso applauso in Senato, le persone trans scenderanno in piazza, a Roma e altrove, per chiedere riconoscimento e protezione… Un esercizio di partecipazione politica e di consapevolezza civile. Per tutte e tutti noi. A domani!’ .

Il motto: “Mi rivolto, dunque siamo”

Il tutto pubblicizzato con il cartello del manifesto il cui claim è ‘Mi RIVOLTO dunque SIAMO’. Lo stesso significato della parola “rivolta” è ribellione collettiva, anche violenta, contro il potere costituito, ovvero volontà di rottura, rifiuto di un assetto morale, di un sistema culturale. Un focus comunicativo per nulla azzeccato con ciò che rappresentano oggi le manifestazioni e i loro presunti pericoli. Il climax totale di questa esegesi informativa della Cirinnà raggiunge l’apice con la fotografia della cartina in cui si svolgerà il raduno pubblico. Partenza e arrivo di un percorso in movimento per le vie centrali della Capitale.

Sei untore solo se manifesti contro il governo

Se si devono fare le cose scorrette viene da pensare, allora vanno fatte bene. È palese in questo senso che in merito alle nuove regole adottate dal Viminale per le manifestazioni, il messaggio della senatrice dem accoglie due pesi e due misure verso chi manifesta e soprattutto se si tratta di piazze a favore della sinistra. Qui nasce l’incongruenza, se ci si ritrova in piazza per manifestare contro i provvedimenti del governo si diventa temibili untori, se la piazza diventa il luogo per contestare ciò che è accaduto al Ddl Zan o battaglie lgbt il peccato originale viene cancellato e si diventa democratici responsabili e in/coerenti.

Il sottosegretario Sibilia aveva detto: dal 10 novembre basta cortei

Fa ancora di più riflettere questo illogico e curioso paradigma perché lo stesso sottosegretario dell’Interno M5s Carlo Sibilia aveva annunciato : “Da domani 10 novembre saranno vietati i cortei, e questo vale per tutte le manifestazioni non solo per quelle No Vax.
Siamo a 15 settimane di fila di cortei con situazioni che sfociano nella cronaca di ogni giorno, creando problemi alla sicurezza pubblica. Mi auguro siano misure momentanee e circoscritte”.

Alla fine di tutto ciò che emerge in maniera lampante è che per le manifestazioni del fronte progressista, a prescindere dalla legittimità dei loro valori e credenze che nessuno vuole discutere, non esistono rischi di assembramento o contagio del virus mentre per tutte le altre nascono limitazioni e divieti a prescindere. Paradossi democratici.

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