Napoli, i ristoratori sul piede di guerra contro il Green Pass: in piazza Dante esplode la rivolta





Di Rita SparanoNAPOLI – Da oggi entra in vigore il Green Pass, la certificazione obbligatoria che serve per poter entrare nei ristoranti e nei locali al chiuso e consumare al tavolo. Una norma che grava sulla già difficile situazione della categoria dei ristoratori, che ieri sono scesi in piazza in una manifestazione-sfogo contro il Governo.

La protesta è partita alle 19, quando centinaia di ristoratori, baristi e titolari di locali si sono riuniti in piazza Dante per quella che in un primo momento è partita come una fiaccolata. Poche bandiere, qualcuno ha avuto il tempo di creare un cartello di protesta che ha esibito sotto la statua di Dante.


Le panchine della piazza utilizzate come scranno per chi, armato di megafono, prendeva la parola. Qualcuno ha tirato fuori un martello e se l’è presa con i mezzi di informazione. Tanta, tanta rabbia. E poche mascherine.

Duro è l’attacco dei rappresentanti di categoria contro l’obbligo che da oggi entra in vigore. “Come Fipe siamo sempre stati per il rispetto della legge e laddove ci sono delle disposizioni da rispettare, ma oggi c’è molta rabbia. Il nostro settore è sempre stato oggetto di continue limitazioni, e ora che il turismo stava riprendendo a funzionare arriva il Green Pass.

Le persone sono avvilite. E’ facile dire controlleremo il Green Pass: ci sono tante situazioni difficili da controllare. Chi è vaccinato ma non ha ancora il certificato, gli anziani che non sono avvezzi alla tecnologia e non sanno come ottenerlo, e così via. La limitazione c’è e ci sarà. Il 40% delle persone in Italia non è vaccinata: potenzialmente sono tutti clienti in meno.

Ci siamo sentiti come delle cavie, oggetto di sperimentazione del Governo Draghi per una misura che forse sarà estesa anche ad altri settori”, dice Massimo Di Porzio, presidente Fipe Confcommercio Campania. Ciò che preoccupa la categoria è anche una spaccatura che potrebbe crearsi all’interno del settore, diviso tra chi ha possiede locali al chiuso e chi locali all’aperto.

“Per noi si tratta di una limitazione assurda: ancora una volta siamo vessati, tutti i provvedimenti restrittivi partono sempre da noi”, conclude il presidente del Fapi, associazione che aveva avanzato la proposta di applicare il Green Pass solo per le Regioni in zona gialla e arancione così da creare un distinguo tra quelle aree in cui il contagio viaggia ancora a ritmi sostenibili.

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