Morta dopo AstraZeneca, chirurgo choc: “Non avevo mai visto un cervello ridotto in quelle condizioni”



Sono ancora in corso le indagini per capire la causa del decesso di Camilla Canepa, la 18enne di Genova morta per trombosi dopo la somministrazione del vaccino AstraZeneca. Inutili le due operazioni chirurgiche a cui era stata sottoposta al San Martino. A operarla Gianluigi Zona, direttore della clinica neurochirurgica e neurotraumatologica del Policlinico: “Non avevo mai visto un cervello ridotto in quelle condizioni da una trombosi così estesa e così grave”, ammette in un colloquio con La Stampa.

La ragazza era stata in un primo momento trasferita all’ospedale di Lavagna, dove era stata sottoposta a due Tac: dimessa dopo la prima che non aveva evidenziato la situazione della trombosi in atto e immediatamente trasferita dopo la seconda quando la situazione era già compromessa. Difficile per il medico puntare il dito: “Ragionando a posteriori è tutto facile e tutti sono campioni del mondo. Una Tac non evidenza direttamente una trombosi anche se esistono dei segni molto indiretti. Sono segni precoci e serve un occhio molto esperto per coglierli, ma si possono cogliere prima delle presenze ematiche”.

Poi si arriva alla tragica notte quando, prosegue Zona, “abbiamo optato per una craniotomia decompressiva, si è aperto il cranio per allentare la pressione interna”. Un’operazione complicata perché “tutti i seni venosi erano ostruiti da trombi, uno scenario che non avevo mai visto in tanti anni di questa professione”. Zona arriva addirittura ad ammettere: “Siamo di fronte a qualcosa di non normale“. Intanto il ministro della Salute Roberto Speranza, dopo diversi dietrofront, ha annunciato lo stop della prima e seconda dose di AstraZeneca agli under 60. La stessa Camilla si era presentata volontariamente agli Open Day di AstraZeneca. È stato quello il primo giorno in cui ha iniziato ad avvertire i primi sentori che qualcosa non stesse andando per il verso giusto.

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